In tema di prevenzione farmacologica la questione di fondo è se un farmaco efficace nel ridurre la mortalità in pazienti con precedenti anamnestici (la prevenzione in tal caso è detta “secondaria”) non possa esserlo anche in pazienti a rischio che in precedenza non hanno sofferto dia alcuna patologia (prevenzione ”primaria”- PP). Dilemma rilevante perché se la PP fosse inutile, si avrebbero solo i rischi di effetti collaterali e costi rilevanti senza beneficio per il paziente. Una verifica, benché non priva di riserve, è stata già fatta circa l’efficacia dell’aspirinetta  somministrata a soggetti a rischio arteriosclerotico (stabilito in base a un esame strumentale) ma senza ictus/infarto in anamnesi, confrontata con l’efficacia in una popolazione comparabile non trattata. Dopo 8 anni di osservazione, la percentuale di soggetti con infarto/ictus risultava sovrapponibile nei 2 gruppi (10,8% vs 10,5%). In tal caso la PP costerebbe un sacco di soldi per niente. Sulla stessa problematica è appena uscito su Dialogo sui Farmaci (DSF) un dettagliato articolo di A. Battaggia riguardante il ruolo delle statine “anticolesterolo” nella PP in soggetti a basso rischio. Pure in questi, secondo uno studio recente, le statine ridurrebbero sensibilmente morbilità e mortalità. Tuttavia, i soggetti tra 35 e 69 anni esenti da pregressi danni cardiovascolari e con probabilità di subire un evento nell’arco di 10 anni inferiore al 20%, costituiscono l’87% della popolazione, il che dilaterebbe enormemente  il consumo di statine, con gioia dei produttori cui forse non dispiacerebbe di curare anche…i sani. Gli enti regolatori, costretti a contenere la spesa, hanno però bisogno di definire con precisione la reale efficacia delle statine nella PP. Purtroppo, molti studi e meta-analisi (valutazioni complessive anche qualitative degli studi pubblicati che non è possibile dettagliare) hanno prodotto- scrive Battaggia-  risultati non dirimenti, ciò che verrà certo contestato dai fautori più innamorati della prevenzione con statine. Una prima riserva è che di fatto le prove di una ridotta mortalità generale dei pazienti senza accidenti cardiovascolari prima del trattamento con aspirinetta sono non perentorie. La seconda, è che la PP con statine nella popolazione a basso rischio non è comunque accettabile in assenza di analisi più rigorose concernenti il rapporto costo/efficacia. Vanno infatti considerate le pesanti ripercussioni economiche così come gli aspetti etici, in quanto un elevato numero di soggetti asintomatici sarebbero esposti al rischio di reazioni avverse, non controbilanciato da benefici clinici. In attesa di ulteriori informazioni, sembrerebbe pertanto prudente realizzare la PP con statine solo dopo aver valutato con attenzione soggetto per soggetto.