Dopo lo splendido secondo goal alla Germania Balotelli  s’è levato la maglia, ha esibito orgoglioso un fisico statuario facendo vedere a milioni di telespettatori il suo “elastotaping”, la serie di nastri (“tapes” in inglese) elastici  fissati sulla schiena. Pure molti tennisti usano elastotapes applicandoli a spalla, polpacci, cosce, ginocchio, tendine di Achille. Data la disponibilità economica degli atleti miliardari, il telespettatore istintivamente dà per scontato che essi per curarsi in tal modo siano ricorsi a quotati  (e cari!) esperti del ramo che consigliano i tapes in base a test che ne hanno documentato l’efficacia. Da qui il recente grande boom nelle vendite, sia per richiesta spontanea di sportivi amatoriali convinti da ciò che vedono, sia su consiglio di ortopedici e fisioterapisti. Inevitabile pure l’interesse dei media, vittime essi stessi dei messaggi promozionali inconsapevoli (sempre?) forniti in TV dai campioni. Un importante quotidiano giorni fa ha precisato in proposito che gli elastotapes non sono rigidi come quelli più datati, e che proprio la loro elasticità ne garantirebbe l’efficacia. L’elastotaping, lanciato dal chiropratico giapponese Kenzo Kase e successivamente diffuso in Occidente, attraverso un “ripristino sia della normale tensione muscolare sia di una fisiologica circolazione linfatica e vascolare” comporterebbe una riduzione del dolore. Inoltre, grazie a una diversa pressione scelta ad hoc dal fisioterapista, l’elastotaping migliorerebbe pure l’assetto delle strutture articolari sottostanti. E non è tutto: Kase e seguaci applicano ai nastri pure i principi della cromoterapia, cura “alternativa” che ipotizza benefìci specifici dei vari colori. Il blu negli elastotapes darebbe una sensazione di fresco e diminuirebbe l’edema, mentre il nastro rosso ridurrebbe le contratture muscolari e il mal di schiena. Il beige, invece, supporterebbe “psicologicamente (sic!) la funzione articolare” e il nero, infine, esalterebbe le potenzialità muscolari, una sorta di doping non proibito. Quadro fantastico, peccato solo che circa le affermazioni di  Kase e seguaci è d’obbligo il condizionale. Non esiste infatti nella letteratura scientifica alcuna prova degli effetti millantati e lo stesso dicasi per la cromoterapia abbinata all’elastotaping. Purtroppo, la fama di atleti che usano i nastri o qualche storia aneddotica di efficacia convincono molto di più dell’evidenza. Chi scrive non vuole escludere saccentemente l’efficacia di questi elastotapes, ma ha però l’obbligo di segnalare che il loro successo commerciale è motivato soltanto da suggestioni non documentate. Se delle prove oggi inesistenti arrivassero lo scriba, pluriacciaccato com’è, sarebbe senza remore un fan e un accanito fruitore di elastotapes!