Dialogo sui Farmaci (DSF), rivista spesso consultata da noi per la sua autorevolezza e indipendenza, ha una rubrica intitolata “Cane da Guardia-Osservatorio sulla (dis)informazione”. A fine 2011 questa rubrica ha concentrato l’attenzione su un’iniziativa che rischia di indurre i soggetti in salute a considerarsi malati. Per raggiungere l’obiettivo di “curare i sani” è sufficiente basarsi su un pentalogo che DSF riassume come segue. 1. Scegliere un “disturbo” gastrointestinale banale, che non richiede approfondimenti diagnostici; 2. Rilevare lo stato di salute dell’intervistato mediante un questionario, meglio se patrocinato da associazioni professionali, che alimenti in lui il sospetto di malattia; 3. Analizzare le risposte lasciando intanto che chi ha aderito al questionario cominci già a considerarsi un potenziale paziente; 4. Catalogare i disturbi indicati etichettandoli come “sindrome”; 5. Invitare chi ha risposto ai test a rivolgersi ad una farmacia di fiducia per ottenere consigli preziosi su come gestire la patologia emersa. DSF fa presente che il questionario rientra nel programma ”Campagna per la prevenzione e il benessere gastrointestinale” proposto da un network di 490 farmacie con il patrocinio della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG). Nella prima parte del questionario si deve rispondere a 8 domande sulle funzioni gastrointestinali degli ultimi 3 mesi, mentre nella seconda parte le domande vertono su fattori di rischio che richiederebbero un approfondimento. Lo strano – è sempre DSF a sottolinearlo-  è che a gestire tali dati sarà Aboca SpA, nota azienda produttrice di fitoterapici che in base ai dati raccolti inviterà l’intervistato a scegliere una Farmacia Apoteca Natura di fiducia, dove egli potrà  ricevere sia “consigli utili per la sua salute e il suo benessere” sia la raccomandazione ad assumere, ”ma senza impegno” (sic!), preparati fitoterapici che la prima volta verranno “gentilmente regalati per una prova”. DSF considera tale l’iniziativa un invito mascherato a seguire ”percorsi guidati per promuovere l’automedicazione” chiedendosi provocatoriamente perché non  “basti solo il buon senso a tutela della salute dei cittadini”. La nostra risposta è che il buon senso non basta, se i cittadini vengono travolti e confusi dalla disinformazione. A chi dubitasse che esistano inziative subdole di questo tipo vorrei ricordare ancora una volta l’outing di Henry Gadsen, anni fa a capo della potentissima Merck, nel quale egli confessava candidamente che limitare il mercato dei farmaci ai soli malati era per lui assurdo. Le filosofie mercantili di questo sono però eticamente inaccettabili e pertanto le associazioni mediche, in questo caso La SIMG, dovrebbero essere molto caute a concedere il patrocinio.