Il “Clostridium difficile” (Cd), silenzioso ospite del nostro colon, è un  batterio davvero difficile da trattare quando, a causa degli antibiotici assunti da un paziente, prende il sopravvento sugli altri batteri provocando una severa colite che è qualcosa di più della diarrea osservabile in pochi soggetti trattati con antibiotici, notoriamente di breve durata e di scarsa rilevanza clinica, che non richiede trattamento. Al contrario, la colite da Cd, più frequente negli spedalizzati, dà luogo ad una diarrea più grave, caratterizzata dalla formazione di “pseudo-membrane” che sono aggregazioni alla superficie della mucosa infiammata del colon costituite da fibrina, detriti cellulari e sangue. Benché molto rare, ci sono anche forme fulminanti che talora impongono persino una colectomia. La colite da Cd può insorgere sia durante che dopo molti giorni di terapia con antibiotici (maggiori responsabili risultano essere la clindamicina, le cefalosporine, l’ampicillina). Il trattamento della colite pseudo-membranosa da Cd viene fatto solitamente per via orale con due farmaci: il metronidazolo (chemioterapico di sintesi, sfortunatamente assorbito in gran parte prima di arrivare al colon, dove pertanto giunge in concentrazione non di rado inadeguata), e l’antibiotico vancomicina. Nei trattati con quest’ultimo antibiotico, tuttavia, dopo un iniziale miglioramento si registra un crescente numero di recidive di colite (20-30%), causate dalle spore del Cd non eliminate, specie se concomita una scadente risposta immunitaria dell’organismo (mancata  produzione di anticorpi contro la tossina A del Cd, la più aggressiva). A complicare le cose c’è pure la possibilità che in alcuni pazienti metronidazolo e vancomicina siano paradossalmente essi stessi causa di colite pseudo-membranosa. Da qui i progetti di trattare il Cd, con agenti che dovrebbero migliorare la reazione immunitaria (immunoglobuline, anticorpi monoclonali specifici contro il Cd, e persino vaccini), con buona prospettiva in futuro di potenziare in tal modo la terapia antibiotica. A parte il costo elevato di queste associazioni ancora sub judice, la soluzione ideale sarebbe un antibiotico che fosse molto efficace sul Cd e ininfluente invece sulla restante flora batterica del colon, quella che quando viene danneggiata dagli antibiotici consente lo sviluppo del Clostridio. Uno studio recente molto ampio rivela che un antibiotico nuovo, la fidaxomicina, si avvicina a questo chemioterapico ideale, capace di ridurre della metà la percentuale di recidive rispetto alla vancomicina. I risultati vanno tuttavia confermati e va meglio definita pure la durata della terapia che potrebbe risultare efficace non solo per le recidive, ma anche per la cura del primo attacco di colite.