Semplificando, si può dire che le difese immunitarie (cellulari e umorali) sono dei guardiani che difendono cellule,  tessuti e organi del nostro corpo, e che invece aggrediscono ciò che non viene più riconosciuto come “nostro”. A far diventare “estranee” le nostre cellule a volte ci sono agenti infettivi o antigeni alimentari, ma non di rado la causa rimane ignota. Alcune malattie “autoimmuni”, sia gastrointestinali (morbo di Crohn e colite ulcerosa, colangite sclerosante primitiva) che extra-digestive (tiroidite di Hashimoto, Lupus e altre collagenosi), sono ben note ma meno noto, se non agli addetti ai lavori, è che il bersaglio dell’aggressione immunitaria possa essere anche il pancreas. Tale pancreatite autoimmune (PA), sempre meglio inquadrata grazie in particolare a recenti test di biologia molecolare e a TAC e Risonanza magnetica, costituisce il 5% circa delle pancreatiti croniche e meno dell’1% di quelle acute. Il danno anatomico nella PA è causato dalla presenza soprattutto di cellule infiammatorie (“immunocompetenti”) concentrate in modo per altro non omogeneo intorno ai condotti ghiandolari intra-pancreatici. Questi elementi peri-duttali sono in maggioranza linfociti e plasmacellule (targate queste ultime da una immunoglobulina particolare indicata come  IgG4), entrambi produttori ben noti di anticorpi, mentre meno rappresentati sono altri elementi ematici (granulociti e monociti), deputati invece a ad asportare detriti di cellule morte. L’infiammazione persistente comporta prima fibrosi intorno ai dotti e poi ostruzione degli stessi, ciò che rende impossibile il fluire del secreto pancreatico nel duodeno. Questo ristagno dilata a monte gli acini ghiandolari e induce successivamente un’atrofia delle cellule secernenti. La  PA è infrequente, ma  pone seri problemi di diagnosi differenziale con il cancro del pancreas. La questione è critica perché la sintomatologia non patognomonica aiuta poco (incostanti dolore centro-addominale e sub-ittero, subdolo calo di peso) e pure TAC e RM sono non dirimenti in circa la metà dei casi. A favore della PA c’è l’eventuale associazione con altra patologia autoimmune e i livelli bassi di CA19/9, un marcatore tumorale non specifico ma suggestivo. L’esame dell’agoaspirato ottenuto pungendo il pancreas è teoricamente utile, ma l’interpretazione del materiale è problematica specie in forme poco diffuse, per cui un esame negativo per cancro non ha valore assoluto. E d’altronde nei pancreas asportati prudenzialmente dal chirurgo per il sospetto di tumore suggerito da TAC o Risonanza Magnetica, il cancro risulta presente solo nel 50% dei casi. Altro elemento a favore della PA è il miglioramento di sintomi  e del quadro TAC o RM dopo terapia con cortisonici, farmaci ancora una volta benemeriti.