Tre anni fa, ben prima dell’assegnazione del Nobel 1912 per la Medicina a Shinya Yamanaka, sottolineavo in rubrica l’importanza della sua scoperta, e cioè che cellule adulte presenti nel derma dell’uomo (fibroblasti) potevano diventare cellule staminali capaci di generare tutti i tipi di cellule del corpo umano al pari di quelle presenti nei primi stadi dello sviluppo embrionale. Questo ritorno alla potenzialità “primordiale“ era ottenuto dal giapponese grazie all’inserimento nel DNA dei fibroblasti cutanei di 4 geni essenziali per la potenzialità plurievolutiva delle staminali embrionali. La scoperta bypassava tra l’altro ogni problema etico per cui gli studi in questo campo potevano procedere senza la resistenza della Chiesa. Affiorava così la possibilità di utilizzare linee cellulari (realizzate per primo da James Thompson nel 1998, i cui meriti vengono lealmente riconosciuti da Yamanaka) atte a riparare tessuti danneggiati, ciò che poteva pure costituire un’alternativa ai trapianti d’organo. Evidente che un tessuto/organo nuovo, cresciuto da staminali ricavate dallo stesso soggetto, annullerebbe anche il rischio di rigetto e la conseguente necessità di un trattamento immunosoppressivo per tutta la vita. Obiettivo concreto con staminali programmate è quello di affrontare malattie problematiche, quali Parkinson e Alzheimer, ictus, lesioni midollari, infarto cardiaco, diabete mellito, benché –e lo riconosce lo stesso Yamanaka- si sia ancora lontani da una soddisfacente applicazione clinica della scoperta. Questa prospettiva sarebbe sembrata d’altronde pura fantascienza senza il contributo del giapponese che dunque il premio Nobel se lo merita pienamente. Gli studi di Yamanaka integrano a distanza di quasi 50 anni i risultati ottenuti da John Gurdon, che pertanto ha condiviso con lui il Nobel (ma perché non darlo anche a Thompson?). È Gurdon, in effetti, il vero pioniere delle ricerche sulla riprogrammazione cellulare, avendo egli dimostrato già nel 1966 che una cellula adulta con particolari accorgimenti può ”ritornare bambina”, una specie di viaggio a ritroso nel tempo. Gurdon ha anche aperto la strada della clonazione, dimostrando che è possibile sostituire il nucleo di un cellula uovo (di rana) con un nucleo di una cellula somatica (di intestino) per poi determinarne la prevista differenziazione originaria, in questo caso lo sviluppo di un girino. Questo esperimento è meno noto ai non esperti della più famosa pecora Dolly clonata da Ian Wilmut. Storie affascinanti di buona ricerca e di buona scienza che andrebbero insegnate nelle scuole e raccontate anche dai media. Ma i media danno ben più spazio alle pseudo-medicine, e alle pseudo-scienze quando non a oroscopi, preveggenze, UFO, fine del mondo nel 2012 (sponsorizzata dai Maya) e farfallina allusiva di Belen Rodriguez.