Nell’ultimo inserto settimanale di un importante quotidiano nazionale si riportano stralci di una intervista a S. Bernardini, Presidentessa della Società Italiana di Omeopatia e Medicina Intergrata, una delle 2 associazioni nazionali che hanno perso la causa contro Piero Angela che durante una delle sue trasmissioni TV aveva rimarcato la mancanza di scientificità dell’omeopatia. Nella intervista la Bernardini scopre l’acqua calda sottolineando che “alcune sostanze nocive possono avere un effetto benefico in micro-dosi. Accade con l’arsenico, il veleno dei serpenti, la mortale Atropa belladonna, ma anche con il veleno dell’ape”. Ma l’esempio più clamoroso per la Bernardini è “ la diossina che causa insorgenza del cancro, ma con cui a basse dosi si verifica un effetto immunizzante con diminuzione significativa dei casi di tumore”. E’ evidente che la Presidentessa allude ad analogie tra il potenziale benefico di micro-dosi di sostanze di per sé tossiche ed i preparati omeopatici. In realtà, questo sussistere di effetti contrapposti a seconda del dosaggio è nozione vecchia ben nota anche ai non addetti ai lavori e viene largamente sfruttata proprio in medicina convenzionale. I vaccini, tra i tanti esempi, costituiti da piccolissime quantità di virus o batteri morti o attenuati (o di parte di essi), hanno cancellato il vaiolo e altre micidiali infezioni virali o batteriche. Altro esempio il curaro, che ti uccide se ti becchi una freccia avvelenata nella giungla, ma che a basso dosaggio è prezioso negli interventi chirurgici. Anche il potassio, elettrolita essenziale del nostro organismo se in quantità “giusta”, diventa letale se iniettato nel condannato a morte. Tuttavia, questo sfruttamento di micro-dosi per ottenere una risposta clinica favorevole nulla ha a che vedere con l’omeopatia. Infatti, i preparati omeopatici a partire dalla dodicesima diluizione centesimale (CH12) non contengono nessuna micro-dose della tintura di partenza, ma solo H2O, cioè acqua pura. Tra l’altro, tra i più commercializzati risultano gli omeopatici CH30 (trentesima diluizione centesimale), il che significa che acqua pura è stata ulteriormente diluita milioni e milioni di volte. Per questo, sgretolatasi la teoria della memoria dell’acqua (che per nostra fortuna è invece immemore di ciò con cui è stata a contatto!), i fautori della omeopatia hanno cercato altre spiegazioni, non più biochimiche ma fisiche, per spiegare l’effetto ipotetico di ciò che non contiene nulla di “materiale” (termoluminescenza, effetto laser, e altro). Insomma, scoprire che micro-dosi di un composto possono essere benefiche e non tossiche come le dosi maggiori, è un po’ scoprire l’acqua calda e con l’omeopatia non c’entra nulla. “Che c’azzecca?” –direbbe l’On. Di Pietro.