Il resveratrolo (R) è un anti-ossidante presente nel vino rosso (ma in minor misura anche nel bianco) contenuto nella buccia degli acini d’uva. Uno studio degli anni ‘80 (noto come “Paradosso francese”) suggeriva benefici cardiaci del vino rosso in base all’osservazione che nei francesi della zona di Tolosa-Strasburgo ghiotti di questo “nettare”, nonostante il loro largo consumo di grassi animali, si registrava una mortalità coronarica, cioè per infarto, significativamente inferiore a quella di cittadini di altri Paesi con introito analogo di lipidi. L’azione cardio-protettiva è stata attribuita all’azione anti-ossidante del R, ma emergeva ben presto che per assumere con il vino una quantità di questo polifenolo sufficiente a prevenire danno coronarico e coronaropatie e diabete è necessario bere molti litri di rosso ogni giorno, una profilassi evidentemente non proponibile. Ulteriore doccia fredda per chi crede semplicisticamente e immotivatamente nel R (e ce n’è!) è uno studio prospettico della Washington University pubblicato in ottobre 2012 su Cell Metabolism in donne sane in post-menopausa. A una metà di esse venivano somministrati per os supplementi di 75 mg al giorno di R, pari a circa 8 litri di vino rosso, e all’altra metà soltanto placebo. In queste donne la tolleranza al glucosio e la sensibilità all’insulina, fattori che predispongono al rischio cardio-vascolare (di fatto frequentemente alterati nei cardiopatici), sono risultate assolutamente identiche nei 2 gruppi, dimostrando la sostanziale inefficacia clinica del R. Gli autori della ricerca hanno anche analizzato biopsie di tessuto muscolare, analisi da cui non è emerso alcun effetto del R su singole fibrocellule. Ciononostante, la potenza persuasoria dei media e pure le informazioni disinvolte di qualche rivista scientifica comportano in USA una spesa annua per supplementi di R pari a 30 milioni di dollari, all’incirca 60 miliardi di vecchie lire, con netto beneficio di qualcuno ma certo non dei soggetti “autocurantisi” con R. Va detto per la precisione che le rilevazioni del passato riguardavano soggetti diabetici e/o a rischio cardio-vascolare, mentre lo studio della Washington University è stato condotto in donne sane e da qui la ipotesi per altro poco plausibile che il R sia utile nei diabetici/cardiopatici, ma del tutto inutile nei sani. E’ infine possibile che eventuali benefici clinici del vino nel bevitore moderato (1-2 bicchieri al giorno, e per i “biancofili” dose almeno doppia!) non dipendano dal R, ma da altri componenti del vino che certo non mancano. Intanto, a prescindere dal R, chi apprezza il vino si conceda pure qualche bicchiere ai pasti che sicuramente male non fa, senza però illudersi di realizzare così una profilassi efficace del danno coronarico.