Giorni fa un autorevole quotidiano dedicava due intere pagine agli “stregoni” (così chiamati nel titolo) che per lucro alimentano speranze infondate negli ammalati di cancro. Nell’articolo l’autrice. De Luca riporta la storia di Luca, siciliano di 27 anni, affetto da tumore del cervello inoperabile. Quando la medicina è disarmata le suggestioni di cure miracolose sono fortissime e anche i genitori di Luca sono stati indotti a “tentare il tutto per tutto”. Essi portano dunque il ragazzo non a Parigi o a New York, ma in Albania (sic!), per sottoporlo alla cura “miracolosa” del bicarbonato proposta e praticata in vari suoi “centri” da un medico italiano T. Simoncini, già radiato dall’Ordine e già processato più volte per truffa. La morte a breve di Luca, nonostante massicce dosi di bicarbonato e i 20 mila euro in nero, sarebbe avvenuta comunque e il bicarbonato costosissimo ovviamente non c’entra, ma in altri casi il rischio di inseguire promesse miracolose prive di evidenza scientifica può pure comportare la non messa in atto di cure esistenti efficaci capaci di togliere il dolore, ritardare il decesso o persino di guarire certi tipi di neoplasie. Purtroppo, è da decenni che pullulano cure millantate risultate poi prive di efficacia specifica e talune persino tossiche. Questi “inventori” di rimedi miracolosi illusori ricordano l’identikit di chi millanta (talora pure in bona fide) la loro efficacia antitumorale, un profilo tracciato anni fa dall’oncologo Altomare, in un ormai introvabile volume che provo a sintetizzare. Questi guaritori: 1.tendono ad isolarsi dall’ambiente scientifico; 2.preferiscono comunicare i loro dati non su riviste mediche serie o a congressi medici, ma su stampa non specializzata o durante qualche comparsata TV; 3. le cure sono se non segrete oscure; 4, affermano costantemente che vi è pregiudizio della classe medica nei loro riguardi; 5. si paragonano a medici insigni che in passato hanno dovuto combattere contro il dogmatismo scientifico del tempo; 6. accusano di punti deboli le teorie acquisite in tema oncologico; 7. presentano resoconti clinici aneddotici e inconsistenti; 8.rifiutano di accettare i risultati di studi di controllo sostenendo che il mondo medico è contro di loro; 9. sono spesso persone (medici e non) impreparate nello specifico o laureati per corrispondenza; 10 i loro sostenitori sono spesso scrittori, attori, giornalisti, avvocati, politici e, in genere, persone senza cultura alcuna in campo oncologico.
Queste bufale, naturalmente, nulla hanno a che vedere con le terapie palliative di qualsiasi tipo, le quali, pure grazie all’intrinseca (preziosissima!) quota placebica con cui agiscono, anche senza incidere sul tumore consentono al malato di non sentirsi abbandonato, ciò che di per sé può migliorare la sua qualità di vita.