Il cancro del colon (CC) è la terza più comune causa di morte nel mondo. Nel Mondo Occidentale il rischio di soffrirne nell’arco della vita si aggira in media intorno a 5%. E’ noto da anni, e già ne abbiamo parlato in questa rubrica, che la maggioranza assoluta dei CC si sviluppa a partire da lesioni precancerose preesistenti, all’inizio non maligne, che sono i polipi (adenomi, in gergo medico). Si riteneva pertanto più che plausibile (ma da dimostrare) che uno screening preventivo di massa a partire da una certa età, grazie ad una eventuale polipectomia (e/o al riconoscimento di un CC in fase precoce) avrebbe comportato una diminuzione dei decessi per questo tumore. In effetti, già il datato National Polyp Study confermava una significativa riduzione di incidenza di CC nei soggetti sottoposti a screening, ma non era sufficiente a dirimere se pure nei lunghi anni successivi alla polipectomia il rischio di morte fosse effettivamente diminuito “per sempre”. Una risposta al quesito è venuta da una valutazione  di  Zauber e coll che hanno confrontato i decessi per CC in 2602 pazienti  polipectomizzati, seguiti poi per 23 anni con quelli della popolazione generale non polipectomizzata, concludendo che grazie all’asportazione per via endoscopica dei polipi la mortalità si riduce di ben il 53%. Questo studio è particolarmente interessante se si considera che nei primi 10 anni successivi alla polipectomia il rischio tumorale dei polipectomizzati è simile a quello di pazienti comparabili ma senza polipi. Nonostante qualche difetto metodologico (che risparmio al lettore) ammesso dagli stessi autori, lo studio consente di stabilire definitivamente che nei pazienti sottoposti a polipectomia è diminuita “più del previsto non solo” l’incidenza del cancro del colon ma anche e soprattutto la mortalità per tale tumore pure a distanza di molti anni.  Quest’ultima conclusione costituisce per gli autori dello studio un ”critical perequisite”, cioè una ragione perentoria per continuare a raccomandare lo screening colonscopico nei soggetti a rischio, costituito questo dal semplice superamento dei 50 anni anche in l’assenza di familiarità specifica (che evidentemente lo aggraverebbe). Un quesito non risolto dallo studio di Zauber e coll., invece, è se i tumori nei diversi settori del colon (ascendente, trasverso, discendente e sigma) si contrassegnino per un tasso diverso di mortalità. In ogni modo, la  riduzione della mortalità a lungo termine è secondo gli Autori così spiccata solo se è ottimale la qualità dell’esame colonscopico (visualizzazione completa fino all’intestino cieco, asportazione di tutti i polipi), ciò che dipende dall’esperienza e dall’attenzione dell’esaminatore. Come in altri ambiti, può spesso contare più il guidatore della macchina.