La benemerita rivista Dialogo sui Farmaci (DSF), in un recente numero (ahimè, prima di chiudere per mancanza di abbonamenti e supporti!) si era soffermata sull’acqua “Asea”, brevettata negli USA e arrivata anche da noi. Per i produttori, Asea “supporta l’attività vitale della comunicazione cellulare, promuove la funzionalità immunitaria avanzata, fornisce agli atleti prestazioni superiori, aumenta l’efficienza degli antiossidanti corporei del 500%, protegge contro il danno da radicali liberi”. Benché numerosi articoli promozionali vantino gli effetti ora menzionati, DSF constata l’assenza di pubblicazioni scientifiche su riviste mediche serie dotate di un board di controllori che confermino tali azioni. Gli studi sperimentali riguardanti Asea sarebbero due soli e per di più condotti in vitro. Ma quali ingredienti contiene questo elisir del benessere? Essi sono acqua distillata con sale da cucina sottoposta a elettrolisi, con formazione di “molecole segnalatrici Redox”. In uno dei tanti siti web, i venditori di Asea affermano che “Nel mondo intero ci sono solo due luoghi in cui queste molecole miracolose esistono: nelle cellule viventi e in una bottiglia di acqua Asea.” Il set di 4 bottiglie è acquistabile solo via internet, ciascuna bottiglia contiene 8 dosi giornaliere e costa circa 45 euro, ma il costo si riduce a 30 -afferma DSF- se il compratore diventa lui stesso distributore, secondo la policy del “marketing multilevel”. Target dell’azienda sono soprattutto gli sportivi interessati a recuperare prontamente le energie fisiche. L’azienda produttrice precisa inoltre che Asea nulla ha a che vedere con l’acqua ionizzata alcalina ottenibile a casa propria con costosi dispositivi elettrici, alla quale pure si attribuiscono dai produttori straordinarie proprietà per conservare la salute e per curare disparate patologie. Tuttavia, una convincente analisi dei dati disponibili pubblicata nel 2011 su “IA Ingegneria Ambientale”, alla luce delle attuali conoscenze scientifiche, smonta ciò che i produttori affermano circa la loro acqua alcalina ionizzata, priva anch’essa per altro, come Asea, di ogni documentazione clinica. Gli autori della revisione critica, G. Temporelli e S. Fuso, noti ricercatori e divulgatori scientifici, sottolineano inoltre opportunamente nel loro articolo che è comunque ai produttori di acque-panacea che spetta l’onere della prova, e non certo agli ingenui consumatori. Fare soldi vendendo sostanzialmente H20 dalle indimostrate proprietà salutistiche non è certo una novità. Fino a pochi decenni fa, ad avallare in modo più o meno esplicito i vantaggi clinici di numerose acque minerali, concorrevano pure illustri clinici, che “firmavano” con la qualifica più altisonante persino le singole bottiglie.