Christian Barnard con il primo trapianto cardiaco (3/12/1967) ha certamente entusiasmato il mondo, nonostante il decesso del trapiantato L. Washkanski dopo soli 18 giorni, per scompenso cardiorespiratorio. Negli anni successivi, grazie a perfezionamenti tecnici e a più efficaci farmaci immunosoppressivi, i trapianti si impongono in tutto il mondo riguardando sia organi che tessuti: cuore, fegato, rene, polmone,  intestino tenue, cute, cornea, midollo osseo, mani e piedi, vasi sanguigni. Di fatto, il trapianto cessa oggi di far notizia, a meno che non riguardi un VIP, nel qual caso ad attirare l’attenzione non è l’intervento in sé, ma “il famoso” che beneficia di un organo nuovo. Diverse questioni bioetiche, inevitabili specie all’inizio, sono state di massima superate, attente principalmente al rispetto del donatore, al profilo del ricevente e ad evitare la mercificazione degli organi, un problema purtroppo non solo teorico. In ogni modo, la normativa vigente, al di là di aspetti tecnici specifici di soluzione assai ardua, vieta tassativamente il trapianto del cervello considerato la “essenza della persona”: un’identità, questa, che potrebbe invece inaccettabilmente alterarsi dopo l’intervento. Ma anche restando ai trapianti bioeticamente leciti previsti dai servizi sanitari dei vari Paesi, non mancano casi che destano forti perplessità. Ne sono un esempio gli interventi di trapianto contemporaneo di tutti e quattro gli arti, cioè di due braccia e due gambe, evento ripreso dalla redazione della rivista Janus. La storia riguarda un paziente turco di 27 anni, privo dei quattro arti a causa di una folgorazione elettrica, sottoposto ad un intervento durato quasi 24 ore cui hanno collaborato 52 medici dell’Hacettepe University Hospital di Ankara. Braccia e gambe sono state trapiantate una alla volta. L’intervento sembrava ben riuscito sotto il profilo tecnico, ma a seguito di complicazioni metaboliche e cardiocircolatorie, il paziente decedeva pochi giorni dopo, nonostante le energiche cure in rianimazione. Commento del Dr. L.S. Levine, dell’American Society of Reconstructive Transpantation: il trapianto limitato a soli 2 arti è già molto complesso, richiede altissimi standard organizzativi e, se gli arti da trapiantare in contemporanea sono quattro, la difficoltà non può che farsi ancor più critica. Credo che il lettore, come del resto chi scrive, rimarrà ancora più perplesso di Levine, sapendo che mesi prima, in un altro ospedale turco, già era fallito il trapianto di due gambe e un braccio. Molti ritengono che le scelte di un paziente, anche se consenziente, vadano rispettate solo quando non si traducono in puro esercizio tecnico e quando si prevede che i vantaggi per il malato siano consistenti e molto più probabili dei rischi.