Non solo il Natale di Gesù bambino ma una nascita in genere è (quasi sempre) una festa per tutti e perciò quando un bambino muore invece di nascere, la coscienza avverte un’angosciosa contraddizione. Tuttavia, le reazioni per una vita rubata sono sconcertanti. Se la TV ci dice che anche un solo bambino è stato ucciso da un pirata della strada o da un familiare-mostro (gli esempi non mancano!) o da un balordo, tale fatto scatena per mesi orrore e indignazione (oltre a curiosità morbosa). L’indignazione è naturalmente buona cosa, ma c’è il sospetto che lo strazio sia condiviso solo perché la tragedia potrebbe colpire anche a noi. Siamo infatti molto più fugacemente sgomenti nei confronti delle morti infantili registrate ogni giorno nel mondo. Bambini che muoiono quotidianamente di fame, di sete o per malattie potenzialmente curabili, o uccisi da bombe altrui o da quelle che hanno addosso perché “istruttori” fanatici promettono di compensare il sacrificio della loro vita con un aldilà fatto di vergini. Ciò dà ragione a Stalin (ma non era l’unico a pensarla così!), per il quale “la morte di un uomo è una tragedia, un milione di morti è statistica”. E diamo allora un’occhiata post-natalizia a queste  statistiche, aggiornate a qualche anno fa. Considerando solo i bambini con meno di 5 anni, i morti per fame e sete sono più di 6 milioni ogni anno, il che significa 16.000 al giorno, 660 ogni ora e 12 ogni minuto! E quante sono le morti per malattie curabili ma non curate solo per questione di soldi? Limitandoci alla malaria, malattia certo controllabile più facilmente dell’AIDS, della povertà e della mancanza di cibo, risulta che ogni anno muoiono circa 1 milione di persone, per il 75% bambini, e che solo in Africa un bimbo muore di malaria ogni 30-40 secondi, dramma aggravato dalla mortalità materna che sfiora il 30%.  E i bambini  vittime di guerra? Questo crimine in realtà è double-face. Da un lato ci sono bimbi morti a causa di bombardamenti su civili riportati incessantemente da stampa e TV in varie parti del mondo. L’ultima raccapricciante notizia al riguardo è la carneficina in Siria di donne e bambini non combattenti con armi in mano, ma in coda per acquistare del pane. Dall’altro lato ci sono le morti dei bambini soldato reclutati a forza in Africa, Medio Oriente, Sudamerica, bambini che uccidono e vengono uccisi. Amnesty International calcola che  il loro reclutamento è molto facile tra i 250 milioni di bambini senza casa delle aree più emarginate. Mi rendo conto che ricordare queste tragedie è del tutto inutile, eppure il silenzio su questo continuo olocausto infantile, distratti da luminarie e strenne del Natale che stridono così tanto con l’essenzialità della stalla di Betlemme, mi sembrerebbe colpevole ipocrisia