L’ormai ex-ministro della salute Renato Balduzzi ha presentato un progetto finalizzato ad una migliore sanità ipotizzabile in teoria anche grazie a risparmi su spese non necessarie. Tuttavia, non solo tagli nel progetto e infatti esso apre pure a plus assistenziali, quali la presa a carico del Sistema Sanitario Nazionale di un centinaio di malattie rare (iniziativa benemerita!), le cure per la dipendenza da gioco (ludopatia) e il parto indolore con anestesia epidurale, purché realizzabile in strutture abilitate a farlo (che ciascuna Regione dovrebbe individuare). Per Balduzzi i risparmi vanno realizzati limitando intanto le richieste inappropriate dei medici di medicina generale (MMG), sospettati di prescrivere troppe visite specialistiche ed esami immotivati sia strumentali (in primis RM e TAC) che di laboratorio (con un costo relativo di 112 miliardi di euro, pari al 13,5% della spesa sanitaria). Nessuno è perfetto e i medici non fanno eccezione, per cui è ben ipotizzabile che una quota delle loro richieste possa risultare alla fine ingiustificata, ma è anche vero che i MMG devono pure tener conto di ciò che Cornaglia Ferraris scriveva in proposito un anno fa: “Se prescrivo un esame in più nessuno mi dirà nulla. Per uno in meno, invece, il rischio d’essere denunciato diventa una quasi certezza. Dunque prescrivo tutto, anche se so che non serve”. Questo timore è una delle cause della non entusiasmante ma realistica “Medicina Difensiva” che da noi, fortunatamente, non ha le dimensioni vigenti in altri Paesi (USA in primis), ma che certamente esiste e che potrebbe anche crescere. A tale fenomeno concorrono in qualche modo anche non pochi pazienti pseudo-informati o influenzati da ciò cha hanno trovato in rete, i quali sempre più spesso insistono per ottenere prestazioni poco plausibili e magari rischiose e che, se il MMG non li accontenta, ritengono di essere privati di un loro diritto. Il controllo della appropriatezza delle prescrizioni è previsto su almeno il 5% delle ricette dei MMG e sarebbe compito delle Regioni le quali, una volta approvato il progetto Balduzzi, dovrebbero ricevere dal Ministero specifiche Linee Guida relative alle priorità riguardanti gli esami diagnostici più frequentemente prescritti. L’intento è buono ma le questioni e le difficoltà certo non mancano. Intanto, se è giusto chiedere ai MMG di giustificare le proprie richieste, c’è pure da domandarsi chi saranno i controllori preposti a verificarne la finalità e chi, a sua volta, controllerà poi l’appropriatezza del loro giudizio. Ancora, se la richiesta in apparenza immotivata di un MMG fosse in realtà causata dalla opportunità che il medico ha (anche questo rientra nei suoi doveri!) di tranquillizzare un paziente che vive nel terrore di patologia grave oggettivamente inesistente, la prescrizione sarà egualmente da considerarsi inappropriata? E come dovrà regolarsi il MMG se uno specialista suggerirà al paziente degli accertamenti che però sarà lui a dover prescrivere? Se per ipotesi il MMG non è d’accordo e non prescrive l’esame proposto dallo specialista, quale conseguenza avrà il suo rifiuto sul rapporto medico-paziente che rimane pur sempre un caposaldo della “good clinical practice?” Un maggior tempo da dedicare al paziente per spiegargli che è bene evitare esami inutili migliorerebbe certo la situazione, ma ai MMG e a quelli ospedalieri viene di continuo richiesto di ridurre il tempo di una visita o di un esame, con l’eccezione dei medici “alternativi” in forza al relativo reparto di Merano che invece (perché mai?) dispongono di tempi assolutamente agevolati. A quanto sopra si aggiunga che le Regioni non sono al momento molto disposte a collaborare. Vasco Errani, Presidente della conferenza delle Regioni, ha infatti dichiarato di recente che ogni iniziativa di politica sanitaria deve poggiare su un preliminare confronto Governo-Regioni e soprattutto su risorse certe . “Prima” e non “dopo”, insomma, e con il concorso costruttivo dei medici stessi i quali invece spesso non sono coinvolti come si dovrebbe. In effetti – rilevano alcuni colleghi- l’obiettivo sensato e condivisibile “esame giusto, al paziente giusto e nel momento giusto“ non può che realizzarsi solo grazie a gruppi di lavoro che non escludano dalle decisioni medici ospedalieri e MMG. Andrebbero pertanto e comunque evitate iniziative unilaterali e progetti non realizzabili per carenza di fondi. E i soldi pubblici, purtroppo, sono sempre meno e vanno spesi bene . Non so perché mai, parlando di sanità pubblica, mi affiora inevitabilmente la frase latina “Mala tempora currunt” e come cittadino, oltre che come medico, mi dispiace davvero.