Nel recente convegno “Anziani e Welfare: quale sostenibilità?”, a cura della Ageing Society (AS), si è tentato un bilancio sulla spesa sanitaria in base a cifre ministeriali. Dato il rilevante costo delle degenze, una prima nota positiva risultava essere la riduzione dei ricoveri ospedalieri, che di fatto si sono ridotti da quasi 13 milioni nel 2004 a poco più di 11 milioni nel 2010. Analogo il calo delle giornate di degenza da 88 milioni del 1998 ai 71 milioni del 2010. Tuttavia, nonostante tale contenimento, la AS rileva un costante incremento del costo medio di ogni giorno di degenza fino a 832 euro, una spesa doppia rispetto al 2000 (430 euro). Poiché pure i costi per la farmaceutica convenzionata risultano sensibilmente ridotti negli ultimi anni, secondo la AS l’incremento di spesa ospedaliera non può che attribuirsi alla voce “beni e servizi non sanitari”, costituiti da catering, smaltimento rifiuti, spese di lavanderia, appalti per ditte di pulizia, apparecchiature, dispositivi, spreco energetico. Sconcertanti al riguardo sono le profonde differenze a livello regionale proprio per i servizi non sanitari. Ad esempio, dai 22 euro al giorno della Lombardia si passa ai 92 euro dell’Umbria o ai 111 euro del Friuli. Secondo la AS l’esistenza di tali differenze fa intuire “torbidi interessi tra potenti lobbies” che hanno in mano gli appalti per i vari servizi non sanitari, e/o che utilizzano sovrafatturazioni e altri espedienti. Gli sperperi non mancano neanche nella “virtuosa” Lombardia, vedi lo scandalo del San Raffaele, culminato nel suicidio di M. Cal, braccio destro di Don Verzè, e nell’accusa di associazione per delinquere per 8 dirigenti. La AS ha calcolato che se tutte le regioni applicassero il costo medio rilevato nelle regioni più sobrie sarebbe possibile recuperare risorse per 1 miliardo 690 milioni di euro. Afferma sempre la AS: “Considerando che la spesa globale per servizi non sanitari è di 4 miliardi e 436 milioni si arriverebbe a risparmiare fino al 50% circa della spesa globale”. Di questi fondi potrebbe beneficiare in particolare l’assistenza per gli over 65 ed i disabili, che sono le categorie più colpite dai tagli. Il prof. E. Mortilla, presidente della AS, indignato per le spese ingiustificate, ha ipotizzato “un esposto per danno erariale alla Procura Generale della Corte dei Conti, nella speranza chela Magistratura contabile avvii un indagine su questa scandalosa situazione”. Buona l’intenzione, ma purtroppo non si ha ricordo che alla fine il malaffare in sanità sia mai stato punito efficacemente (l’esempio conta!), che si siano tagliati i rami secchi, o che si siano bloccate iniziative motivate non dall’interesse dei pazienti, ma da puro tornaconto personale o elettorale. “Hony soit qui mal y pense“.