Le adenoidi sono masserelle non ben delimitate di tessuto linfatico (simile a quello delle tonsille) situate nella parte alta della gola, dove sboccano le vie nasali. E’ comune opinione tra i non addetti che le tonsille ingrossate e/o infiammate e le adenoidi esuberanti causino spesso, specie in bambini fino all’adolescenza, disturbi vari quali respirazione a bocca aperta, laringo-tracheiti, raffreddori e otiti.  Se i disturbi sono frequenti e rispondono poco alle cure si ricorre non di rado oltre che alla tonsillectomia pure ad un’adenoidectomia. Tuttavia, tonsille e adenoidi hanno una funzione importante di difesa immunitaria e non andrebbero rimosse se proprio non è necessario. Purtroppo, l’insistenza delle mamme in ansia per il ripetersi delle infezioni, la agevole asportazione chirurgica e un eccessiva “disinvoltura” degli otorinolaringoiatri di anni addietro ha portato in passato ad un numero di interventi tale da alimentare il sospetto che buona parte di essi non fosse necessaria e comportasse pure potenziali conseguenze in età adulta, quali un aumento di infezioni respiratorie, asma bronchiale e manifestazioni allergiche. A tentare una valutazione oggettiva dei benefìci dell’adenoidectomia c’è lo studio recentissimo di van der Aardeg e collaboratori pubblicato sul British Medical Journal. 111bambini di età compresa tra 1 e 6 anni che nell’anno precedente allo studio erano andati incontro ad una media di 9-10 infezioni del tratto respiratorio superiore, previo consenso dei genitori, venivano divisi in 2 gruppi: il primo era sottoposto ad adenoidectomia, mentre per il secondo erano previste vigile attesa e cure al bisogno. I parametri di giudizio a 24 mesi erano due: il numero di infezioni febbrili (respiratorie, mal di gola, otiti) e la loro durata (più i giorni di assenza da scuola/asilo). Lo studio dimostra che l’adenoidectomia non riduce il numero delle infezioni respiratorie, delle otiti e dell’ostruzione nasale: 7,9 gli episodi negli adenoidectomizzati e 7,8 nei non operati. Pure la durata in giorni/anno delle infezioni non risulta diversa nei 2 gruppi: 66 negli operati e 67 nei bambini curati ma non operati. La casistica non enorme e lo studio metodologicamente non ineccepibile (non “in doppio cieco”) rendono meno la perentorie le conclusioni, ma la vigile attesa sembra tuttavia proporsi come ragionevole strategia, tanto più che l’incidenza delle infezioni  diminuisce col crescere dell’età dei bambini. Per stabilire quando la tonsillo-adenoidectomia sia appropriata e sicura il dibattito tra gli esperti continua comunque alquanto vivace. In ogni modo, risparmiare in sanità in tempi di vacche magre, evitando sia prestazioni non necessarie che sofferenze inutili e possibili effetti collaterali a distanza, sembra un obiettivo di non trascurabile importanza.