La cronaca recente impone di ritornare sull’argomento “cellule staminali”, a tutela specie dei bambini affetti da gravi patologie e dei loro genitori che devono assolutamente essere aiutati ma non illusi. Sottolinea pregiudizialmente Roberta Villa sul periodico Janus, che le staminali equiparate da una norma europea del 2007 ai farmaci, al pari di questi devono essere autorizzati in base a studi controllati che ne dimostrino efficacia clinica e mancanza di effetti collaterali. È vero che se non esiste alcuna terapia per un morbo raro è previsto un uso compassionevole di cure sub judice, purché però esista almeno qualche dato suggestivo della loro di utilità. Grazie a questo appiglio, la Stamina propone la cura con cellule staminali, il cui promotore è il prof. Vannoni, non medico ma docente di psicologia della comunicazione. Lo stesso Vannoni- ricorda la Villa- è già stato accusato dal Procuratore Guariniello di associazione per delinquere finalizzata “alla truffa  e alla somministrazione di prodotti medicinali imperfetti e pericolosi per la salute pubblica”. Ma veniamo alla storia recente di Sofia, bimba affetta da  “leucodistrofia metacromatica”, rara neurodegenerazione progressiva che comporta paralisi e cecità grave, portata alla ribalta dalla trasmissione “Le Iene”, lodevolmente impegnata in altre occasioni nello svelare truffe e ingiustizie. Nella trasmissione veniva stigmatizzato, il fatto che si neghi alla piccola l’unica cura (affermazione con sani intenti ma del tutto gratuita) per una malattia così drammatica. Si dichiarano in sintonia con tale protesta testimonials d’eccezione (ma certo non in ambito scientifico!) quali Celentano, Fiorello, Gina Lollobrigida. Avversi, invece, alla cura della Stamina sono il mondo accademico e la stessa Telethon che non può certo essere tacciata di intralciare la ricerca di nuove strade e l’erogazione di cure salvavita. Il suo direttore Naldini rivolgendosi sul Corriere della Sera ai genitori di Sofia e ai ”simpatizzanti” acritici delle staminali, dice che “ricorrere a cure miracolistiche senza una convalida scientifica non è il meglio che si possa fare neanche per il figlio che si ama”. In totale accordo il prof. Bruno Dallapiccola, genetista insigne e Direttore Scientifico del Bambin Gesù di Roma, per  il quale trattamenti cosi incontrollati come le staminali della Stamina non possono assolutamente rientrare nelle terapie compassionevoli. A sua volta,  Elena Cattaneo, Direttore del Centro di ricerca sulle staminali dell’Università di Milano, conferma che la Stamina non ha mai fornito dettagli sulle proprie  cellule staminali. Sembra solo che queste, una volta prelevate dal midollo osseo del paziente, siano processate  in modo diverso (?) da quello in uso negli altri laboratori autorizzati, e poi iniettate nel paziente (anche per via spinale). E’ davvero inaccettabile per il Prof. B. Dallapiccola che la proposta alla Stamina di far testare le loro cellule nel centro specifico autorizzato dal Ministero San Gerardo di  Monza, sia caduta nel vuoto, mentre la terapia priva di ogni controllo oggettivo, sia data per efficace in TV, con prevedibile coinvolgimento emotivo dei telespettatori. Proprio per la totale assenza di controlli sulle cellule della Stamina, di protocolli sperimentali e di pubblicazioni “peer review” su riviste internazionali, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ne ha vietato l’uso, fedele al sacrosanto principio del “primum non nocere”. Tale atteggiamento prudente è recepito anche dai genitori più responsabili e meno emotivi.  Tra questi c’è Renato Pocaterra-  lo ricorda Roberta Villa- padre di una bimba affetta da “atrofia muscolare spinale”, il quale rimarca che specie a bambini tarati si deve ancor più rispetto che ai sani per evitare il rischio che essi siano usati come cavie senza un minimo di prova. “Genitori diffidate dei nuovi Di Bella”, titola ad hoc  Elena Dusi su Repubblica. E il Ministero? Anch’esso vittima delle pressioni di un opinione pubblica sensibile ma disinformata, concorre ambiguamente alle perplessità. Da un lato dà ragione (e come potrebbe non farlo!) all’AIFA, sottolineando che questo è l’unico  ente ad avere la facoltà di autorizzare cure compassionevoli, dall’altro non contesta/contrasta i giudici se essi decidono diversamente. Capita così che un magistrato autorizzi e un altro neghi la stessa cura per la stessa malattia e persino in due fratelli (già accaduto!). In effetti è singolare che per ottenere una cura ritenuta arbitrariamente efficace, dei cittadini siano pronti a rivolgersi a dei giudici inevitabilmente impreparati circa il potenziale delle staminali (non necessariamente vantaggioso!), i quali possono così risultare più decisivi degli enti regolatori ufficialmente preposti alla sanità pubblica. E perché mai questi Enti sarebbero sadicamente felici di  negare una cura a dei bambini colpiti da patologie così drammatiche?