“Seconda luna di miele per il morbo di Parkinson?” è il titolo di un recentissimo editoriale che vale la pena di commentare. Il Parkinson (P), come altre volte si è ricordato in rubrica, è una malattia neurodegenerartiva progressiva dovuta alla scomparsa di una quota di cellule nervose che producono il neurotrasmettitore dopamina. Il P colpisce soggetti non più giovani e, a causa dell’aumento dell’età media, è ipotizzabile un raddoppio dei malati nel 2030. La terapia per via orale con L-dopa (precursore della dopamina) risulta a lungo efficace sui disturbi motori quali tremore, difficoltà di iniziare un movimento e lentezza nell’eseguirlo, rigidità muscolare e inespressività del volto. E’ questo periodo di miglioramento prolungato iniziale che è considerato la “luna di miele” del P, una fase seguita da un andamento “ad alti e bassi” meno soddisfacente. La neurostimolazione chirurgica con elettrodi infissi nel cervello (specie nel nucleo subtalamico) è già prevista da anni, ma solo per i pazienti più gravi di P refrattari al L-dopa per cui dei ricercatori si sono chiesti se la neurostimolazione non potrebbe essere vantaggiosa pure in pazienti con P iniziale (e così magari ritardare il deterioramento cognitivo). A tal fine lo studio in pazienti con P iniziale ha confrontato l’efficacia della terapia con solo L-dopa con quella dell’associazione L-dopa + neurostimolazione. La valutazione clinica si è basata su questionari specifici rispostati dai pazienti e anche su parametri oggettivi stabiliti da esperti neurologi. La terapia associata è risultata più efficace del solo L-dopa sia nell’allungare i periodi di miglioramento nei movimenti sia prolungando complessivamente la durata degli stessi, rendendo così più ipotizzabile il ritardo dei sintomi tardivi del Parkinson. Quest’ultimo esito costituirebbe la “seconda luna di miele” cui allude il titolo dell’editoriale. Risultati interessanti, ma i quesiti non mancano: 1. I dati ottenuti in pazienti selezionati (under 60, eccellenti condizioni generali, ottima risposta al L-dopa, senza alcun segno di demenza) non è detto che siano validi per “tutti” i malati di Parkinson; .2. La neurostimolazione è attuabile solo in centri con particolare esperienza specifica e non può quindi ritenersi una cura routinaria. 3. Si ignorano gli effetti a lungo termine; 4. Il costo elevato non può essere ignorato; 5. Il numero di suicidi risulta maggiore nel gruppo curato con neurostimolazione, ciò che impone un attento monitoraggio dei pazienti trattati. 6. Un ritardo di comparsa dei sintomi più gravi del P riguardanti la funzione cognitiva, ciò che rappresenterebbe il più significativo progresso terapeutico, è al momento solo ipotizzabile. Vigile attesa, dunque, per verificare le conseguenze della seconda luna di miele.