La Dieta mediterranea (DM) non è univoca (molti sono i Paesi che si affacciano sul Mare nostrum!), ma alcuni elementi sono comuni e comprendono olio di oliva, cereali quali frumento, granoturco, farro, avena, (specie integrali), frutta fresca (ma anche secca), verdure, pesce, poca carne (pollame), e un bicchiere di vino ai pasti come optional. Di DM tratta l’ottimo volume “La Dieta mediterranea tra mito e realtà” (Pensiero Scientifico, Roma, 2012) di cui è co-editor L. Lucchin , nutrizionista del nostro ospedale assieme al collega brindisino A. Carretto. Il volume affronta aspetti di notevole interesse culturale come le origini della DM, il “modello“ mediterraneo che non è solo dieta, l’influenza dei vari nutrienti sugli organi, l’evoluzione della DM, la sua sostenibilità, l’influenza della globalizzazione e dei cibi conservati. Naturalmente ai lettori più pragmatici interesserà soprattutto l’impatto della DM sulla morbilità e sulla mortalità per cause cardiovascolari e anche non. Questo tema viene ovviamente trattato con ampiezza in base a studi prevalentemente osservazionali che, al di là delle notizie fumose date spesso dai media, comprovano i benefici della DM. Questi dati ricevono poi recente conferma (aprile 2013) da uno studio multicentrico prospettico, pubblicato sul New England Journal of Medicine, condotto su 7447 soggetti (55-80 anni) a rischio cardiovascolare, ma senza precedenti clinici. In essi erano messi a confronto tre regimi: 1.DM con supplementi gratuiti di olio extra-vergine di oliva; 2. DM con supplementi di olio di noci (o arachidi); 3. raccomandazione di ridurre i grassi supportata da qualche regalino. La valutazione era basata sulla comparsa di ictus o di infarto o decesso secondario a tali eventi. Lo studio (monitorato per 4,8 anni) ha confermato una netta riduzione degli eventi vascolari nei soggetti con DM supplementata di olio rispetto alla sola dieta ipolipidica (eventi vascolari rispettivamente 96, 83 e109). Risultava ridotto soprattutto l’ictus che, in sintonia con studi precedenti, mostrava di correlarsi specificamente con il calo secondario della pressione arteriosa. Scrivono gli editors del libro succitato: “La frugalità per vivere bene e a lungo contrasta con l’attuale impostazione socio-culturale. Forse l’attuale crisi che incombe sulle nazioni avanzate [molti i dubbi di chi scrive su questo aggettivo!], contribuirà a riportare forzatamente il problema a livelli più “fisiologici. Ma non è consolante ricorrere al caso piuttosto che a una strategia più consapevole”. Sacrosanto! Un quesito, tuttavia, viene sollevato da un editoriale di commento apparso sullo stesso numero di NEJM, e cioè se sia più importante la DM o il supplemento in olio che potrebbe funzionare anche con diete diverse. Intrigante, no?