Una valvola muscolare situata alla fine dell’esofago (LES), impedisce di norma che l’acido prodotto dallo stomaco, specie se in eccesso e/o se concomita un’ernia iatale o una iper-distensione gastrica, refluisca nell’esofago. L’acido refluito può danneggiare la mucosa esofagea, per cui  è necessario cercare di ridurre l’eventuale reflusso abnorme con farmaci antisecretivi (i cosiddetti inibitori di pompa protonica – IPP). Tuttavia, la letteratura riporta che pure con IPP in dose adeguata, circa il 10-40% dei pazienti non risponde bene alla cura, con ricadute negative anche sulla qualità della vita. In questi “non-responder”, si è tentato di potenziare il blocco secretivo aggiungendo agli IPP anche una dose serale di un H2-antagonista (ranitidina), con successo solo in singoli pazienti. Per soggetti molto refrattari alla terapia medica (e/o per quelli con importante reflusso non-acido) è prevista una plastica chirurgica (“fundoplicatio” alla Nissen o varianti), la quale però non è esente da effetti indesiderati e, inoltre, in una buona percentuale dei casi non esime dalla co-terapia con IPP. Esistono poi strategie mini-invasive, diverse dalla fundoplicatio, come l’anello di Angelchik, una protesi al silicone collocata intorno all’esofago terminale, ormai abbandonata di fatto per una serie di complicazioni, tra cui la poco entusiasmante migrazione dell’anello in addome. Esistono altre soluzioni endoscopiche per correggere l’incontinenza cardiale, tra cui l’applicazione di punti di sutura intragastrici o l’iniezione di un polimero liquido nello spessore del cardias (una volta iniettato assume la consistenza di una spugna), o dispositivi elettrici che migliorerebbero sia il tono del LES che la motilità dello stomaco. Uno studio retrospettivo USA su 100 pazienti appena pubblicato (febbraio 2013) ha esaminato l’efficacia clinica di un nuovo dispositivo simile ad una collana fatta di speciali “perle” elettromagnetiche da applicarsi per via laparoscopica intorno all’esofago terminale con l’obbiettivo di migliorare il tono del LES senza ostacolare il transito del cibo. Parametri di efficacia erano: 1 riduzione del reflusso acido pari o superiore al 50%; 2 ridotta necessità di ricorrere agli IPP; 3 miglioramento della qualità di vita. Gli esiti  a 1, 3 e 5 anni, espressi come percentuale di successo riguardante i parametri ora considerati sono stati rispettivamente del 60%,  93% e 50%. Non manca qualche riserva di ordine metodologico (assenza di un gruppo di controllo) e non vanno sottovalutati disfagia (difficoltà a deglutire), lamentata dal 60% dei pazienti nell’immediato post-operatorio, complicazioni serie registrate in 6 pazienti e la necessità di rimuovere il dispositivo in altri 6. Un progresso? Possibile, ma da monitorare e verificare a distanza.