Le radiazioni ionizzanti (vale a dire onde elettromagnetiche e/o particelle di varia natura) possono danneggiare i tessuti dell’ organismo quando l’energia che rilasciano è in media superiore ad un certo valore. L’effetto si misura in “sievert” e si parla di “dose equivalente”. Chi vive in Italia è esposto ad una quantità di radiazioni tra 2,4-4  millesimi di sievert (mSv) ogni anno. Preambolo necessario per capire come, al di fuori di drammi nucleari, si sia lontani dai 100 mSv,  livello cui inizierebbe a levitare il rischio tumorale E’ da ritenersi  “grave” l’esposizione unica a 1000 mSV, e “letale” l’esposizione a 5000 mSv. Ciò detto, consideriamo TAC e PET, il cui rischio radiologico è superiore a quello di normali radiografie. Confrontata con la dose equivalente di una radiografia del torace che è 0,02 mSV, quella per TAC o PET del torace o dell’addome risulta in media di 10 mSv (5-20), quindi centinaia di volte  maggiore. Se tali esami si attuano più volte all’anno è dunque possibile che si raggiungano livelli di mSv non esenti da rischio. Uno studio 2012 su JAMA, condotto per 15 anni in 6 diversi sistemi sanitari USA, ha indagato su quanto sia aumentata l’utilizzazione dell’imaging e il conseguente rischio relativo. Risulta che ogni anno vengono praticate tecniche di imaging in 26 milioni di pazienti, pari a 2,18 esami/persona. In dettaglio, il numero delle TAC risulta aumentato da 52 a 149/1000 pazienti, con un incremento annuo del 7,8%,  mentre la PET, che si avvale di radionuclidi, passa da 0,24 a 3,6 esami/1000 pazienti, pari ad una crescita annuale di ben il 57%. L’utilizzo della sola TAC tra il 1996 e il 2010 ha così comportato un inevitabile raddoppio della dose equivalente media di radiazioni pro capite (aumento da 1,2 mSv a 2,3 mSv) e doppio risulta pure il numero di pazienti (6,8%) riceventi un esposizione annuale alle radiazioni “alta” (20-50mSV) o “molto alta” (superiore ai 50 mSv nel 3,9% dei pazienti). L’imaging (costo in USA pari a 100 miliardi di dollari/anno) rappresenta senza dubbio un formidabile progresso, ma un maggiore rischio tumorale in caso di esami ripetuti e ravvicinati va considerato (e non solo in USA!). Per gli autori dello studio l’auspicio è che si standardizzino delle linee guida universali per evitare esami non necessari, e quindi ingiustificati anche sotto il profilo del costo. Nessun problema invece, salvo i costi, per la RM, esame aumentato nello stesso arco temporale da 17 a 65 esami ogni 1000 pazienti: la RM, come l’ecografia, è infatti esente da rischio radiologico. Ho invitato G. Bonatti, autorevole Primario radiologo dell’Ospedale di BZ, a integrare questi dati con qualche precisazione da esperto che serva a dare il giusto peso a questa importante questione del rischio radiologico. Suggerirei di leggerla con attenzione. [GD1]

I dati citati nell’articolo del Prof. Giorgio Dobrilla sono corretti e noti da anni: l’utilizzo della TAC  effettivamente sta aumentando in maniera esponenziale per gli indubbi vantaggi diagnostici che questa metodica comporta.  Per quanto riguarda il rischio di cancro indotto dalle radiazioni esso esiste ma è necessario fare alcune distinzioni:1) Tale rischio è strettamente correlato all’età del paziente  ed è molto più elevato nei bambini a causa della particolare radiosensibilità dei tessuti in crescita e della lunga aspettativa di vita (la latenza dell’insorgenza dei tumori solidi radio indotti è di decenni!); 2) Le macchine più moderne sono dotate di dispositivi di riduzione di dose particolarmente efficaci. Ad esempio con l’apparecchio in nostra dotazione la dose media per una TAC Torace è di 4 mSv e non di 10 come riportato nell’articolo degli americani citato dal professor Dobrilla. Tale dose scende addirittura ad 1 mSv per una Tac coronarica! 3) Come per ogni atto medico è ovviamente necessario valutare il rapporto rischio/beneficio dell’esame richiesto e richiedere una TAC solo quando ci aspettiamo di ricevere informazioni concretamente in grado di modificare e migliorare la prognosi di una malattia (Giustificazione!). Per concludere riporto un dato apparso su AJR (McCollough 2009): il rischio di morte per cancro indotto da Tac con dose di 10 mSv è di 0,5 ogni 1000 individui, mentre il rischio di morte per incidente stradale è considerato di 11,9 ogni 1000!


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