Si è tenuta giorni fa a BZ la Giornata degli infermieri organizzata dalla Presidente bolzanina Paola Nesler. Nell’occasione la Presidente Nazionale, senatrice A. Silvestro, ha rilevato tra l’altro nella sua relazione come il ruolo degli infermieri sia profondamente cambiato, a partire dal background culturale, ciò che non può e non deve venire ignorato nell’attuale contesto socio-economico. Lo supporterebbe indirettamente anche uno studio spagnolo, oggetto di un puntuale redazionale di Janus (22/3/2013). L’indagine, pubblicata su Journal of Advanced Nursing, è stata realizzata da ricercatori dell’Institut Català de la Salud di Barcellona che ha sottoposto 1461 pazienti al seguente esperimento. Di coloro che si rivolgevano al medico curante, dopo una prima valutazione volta ad escludere la gravità dei disturbi, 753 pazienti venivano seguiti in via randomizzata da un infermiere professionale bene addestrato e 704 dal proprio dottore. Dopo qualche settimana sono stati valutati sia la soddisfazione dei pazienti circa l’attenzione ricevuta sia i risultati, e cioè se il problema che aveva motivato la visita iniziale era stato risolto o meno. Si evince da tale indagine che gli infermieri risultano capaci di risolvere con successo l’86% dei casi affrontati, percentuale analoga a quella dei medici. La “bravura” dei non-medici si mostra eterogenea: osserva Janus che “gli infermieri se la sono cavata benissimo con la gestione di ustioni, traumi e diarrea (successo rispettivamente nel 100, 94,e 91% dei casi ), ma peggio con mal di schiena, disturbi respiratori e urinari”. Mireia Fábregas, coordinatrice dello studio, ha attribuito lo scarso successo degli infermieri in certi ambiti al fatto che in tali casi sono necessari esami più complessi che non rientrano nelle normali competenze di un infermiere. Alla domanda, infine, su quale delle 2 figure professionali andava la loro preferenza, i pazienti rispondevano con un “Mi è indifferente”. Chi scrive ha molte riserve di ordine metodologico su questo studio (in primis, la conduzione/valutazione non ”in cieco”) e tuttavia concorda sulla necessita che il rapporto medico infermiere debba essere rivisitato proprio in funzione della attuale competenza professionale degli infermieri. I dottori -dice la Fábregas- non devono storcere il naso nei confronti di questa prospettiva, perché in caso di problemi acuti e di bassa complessità per i  quali gli infermieri dimostrino competenza, il loro coinvolgimento aumenterebbe l’efficienza complessiva della assistenza sanitaria compensando l’eventuale sotto-organico dei medici. E’ bene ricordare ad hoc che ci sono Paesi nei quali l’infermiere è già autorizzato ad eseguire persino endoscopie standard. Tutto dipende insomma, dalla preparazione conseguita prima e dopo il diploma.