Descritta nel 1985 dal medico americano Richard Gardner è la cosiddetta “Sindrome di alienazione parentale” (SAP) che la dottoressa Pignotti, dell’Ospedale Meyer di Firenze, definisce “sconosciuta negli ospedali, endemica nei tribunali”. Inizialmente la SAP riguardava solo le madri che dopo una separazione o un divorzio vogliono crescere il bambino escludendo il partner. Si tratta di una sindrome psichiatrica che si manifesta per la Pignotti come “una campagna di denigrazione ingiustificata di un bambino contro un genitore come risultato del lavaggio del cervello procurato dall’altro genitore e del contributo del bambino stesso alla denigrazione del genitore bersaglio”. Alla base c’è la controversia legale per cui la madre ostacola con ogni mezzo la relazione con l’ex-marito per timore di perdere l’”esclusiva” del bambino, il quale diventa ad un tempo vittima della lacerazione e anche protagonista della campagna denigratoria nei confronti del padre. Per istigazione della madre, il bambino può diventare così ostile al padre da dichiarare talvolta di essere da questi maltrattato o abusato sessualmente, anche quando non è vero. Il lavaggio del cervello attuato dalla madre affiora chiaramente dal fatto che nel denigrare il padre e l’ambiente in cui questi vive, il bambino usa termini o frasi che non possono appartenere al suo linguaggio. Tre sono i gradi di gravità della SAP. Nel grado lieve il bambino, nonostante le suggestioni negative della madre, si incontra col padre senza particolari resistenze. Nella SAP di grado moderato l’azione materna induce nel bambino una decisa resistenza ad andare a casa del padre. Nel grado severo, infine, il bambino si rifiuta caparbiamente di vedere il padre, matura atteggiamenti paranoici, dice di temere per la propria incolumità, minaccia di fuggire o di farsi del male. Dal 2002 un cambio di rotta: si ammette che la SAP, benché in minor misura, possa riguardare anche i padri, per cui vecchi termini come “Sindrome della madre malevola” e “Sindrome di Medea” risultano non più appropriati. Per Gardner e seguaci, quanto maggiore e l’animosità del genitore che vuol escludere il partner dalla vita del bambino, tanto maggiore risulterà l’alienazione di quest’ultimo. Nei casi di SAP severa si prospetta pertanto il cosiddetto “trattamento transazionale”, per cui il bambino dovrebbe essere sottratto alla madre e, prima di essere affidato al padre (o viceversa), dovrebbe essere avviato ad un istituto ad hoc. Per la pediatra del Meyer, più che una sindrome di problematica definizione clinica, la SAP è principalmente un “brutto affare“ legale, in cui c’è il pericolo che altri aspetti prevalgano su quello che invece dovrebbe essere il problema di fondo per magistrati e medici consulenti, e cioè l’interesse esclusivo del bambino.