Le demenze, sono la fase finale di un deterioramento cerebrale che colpisce una certa percentuale di anziani. Nel 80% dei casi si tratta di vero Alzheimer (ALZ). I disturbi iniziali sono perdita di memoria, confusione mentale, mancanza di logica cui, in fasi più avanzate, possono aggiungersi irascibilità, aggressività, incapacità ad attuare operazioni comuni. E’ purtroppo difficile aiutare una persona amata affetta da ALZ e, aspetto ancor più penoso, non tutti pazienti affetti da demenza sono purtroppo amati e accuditi. La ricerca in tema di prevenzione e terapia è molto ampia, ma contrassegnata spesso da dati contrastanti. Gli studi clinici basati sull’osservazione, e quindi retrospettivi, suggerirebbero che la correzione di certi fattori (ipertensione, diabete, inattività fisica) serve a ridurre in qualche misura il rischio ALZ. Al contrario, gli studi sperimentali prospettici non supportano tali conclusioni e negano l’efficacia di ognuna delle direttive abitualmente proposte per la prevenzione dell’ALZ o di altri tipi di demenza (vascolare, da Parkinson o da traumi cranici). Queste direttive consistono in polivitaminici (vit E, C, D, B6, B12, folato), bioflavonoidi, diete povere di colesterolo, dieta mediterranea, acidi grassi Omega -3, antiossidanti in genere, ipotensivi. La Canadian Medical Association ha pubblicato in proposito (aprile 2013) gli esiti di una revisione critica di 32 studi randomizzati, con valutazione (fino a 5 anni) riguardante soggetti over 65 inizialmente esenti da deterioramento cerebrale, al fine di definire in prospettiva l’efficacia di alcune strategie di prevenzione. Le conclusioni confermano l’inefficacia profilattica oltre che dei supplementi polivitaminici e antiossidanti già citati, pure della terapia con ormoni (estrogeni e deidroepiandrosterone), del “ginkgo biloba” e dell’attività fisica. La stessa sostanziale delusione da studi controllati di farmaci tentati anche in terapia, quali gli inibitori della colinesterasi, gli anti-infiammatori (specie quelli di ultima generazione detti “anti-COX2”), le statine anticolesterolo. Alcuni (specie gli anti-COX2), a prescindere dall’effetto nullo sulla demenza, hanno persino causato peggioramento cognitivo o seri effetti collaterali. Unici a rallentare il deterioramento cerebrale nello studio canadese risultano essere gli esercizi guidati per migliorare la funzione cognitiva (attenzione, memoria, apprendimento). Al momento, dunque, gli esperti si limitano a insistere sull’utilità di misure genericamente vantaggiose anche se non specifiche contro l’ALZ, come rimanere attivi fisicamente, fare vita associativa e tenere in attività il cervello. Qualcuno crede persino nell’utilità della Settimana Enigmistica. Chi scrive ha dei dubbi in proposito, ma provare non costa niente e male certo non fa.