Il puntuale e commosso ricordo di Margherita Hack a firma del fisico Stefano Oss, pienamente condivisibile, e in particolare il suo accenno alla differenza tra astrologia e astronomia, mi spinge ad alcune considerazioni in tema di “successo di pubblico”. Un comunissimo errore è infatti quello di credere alla validità di una qualsiasi cosa (una cura, una profezia, un’abitudine) solo perché “in tanti ci credono”. Questo concetto vale naturalmente, e merita di essere ribadito con forza, anche per la medicina, sia quella alternativa che quella convenzionale (che è tutt’altro che innocente da questo punto di vista). A proposito della fallacia di considerare il consenso una prova di veridicità, il professor Garattini, Direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano, faceva presente in più occasioni che milioni di persone fumano nel mondo, ma che non per questo fumare fa bene. Analogamente, molti sono nel mondo i tossicodipendenti e non per questo drogarsi è un scelta di vita raccomandabile. Gli oroscopi, poi, sono un esempio particolarmente eclatante, non solo per la discrepanza vistosa tra il numero di persone che li consulta (tra il serio ed il faceto) e la loro veridicità, ma per il fatto che nessun fallimento anche clamoroso delle previsioni destabilizza chi ci crede. E quest’assurdità si ripete ogni anno, all’insegna dell’irrazionalità più radicata. Un redazionale di Query 2013 (che si rifà a un rapporto di A. Proietti Lupi e F. Ruggeri) si occupa del fenomeno e sottolinea alcuni fatti che meritano di essere qui ripresi. Cominciamo dalla profezia basata sul calendario dei Maya: su questo “nulla” giornali e tv ci hanno intrattenuto quasi giornalmente, ma nel famoso 21 dicembre 2012 non è successo nulla: nessuno però si è troppo scandalizzato, tutti pronti a credere in un nuovo “mille e non più mille”, invece che a ricredersi sull’attendibilità delle preveggenze. Altri esempi: la previsione dell’inversione dei poli magnetici terrestri non c’è stata (ma in migliaia di anni- mi dicono i fisici- potrebbe anche succedere). Nessun sconquasso gravitazionale con terremoti spaventosi si è osservato a causa di un ininfluente allineamento planetario. La veggente Stefanova ha toppato nel prevedere che la NASA avrebbe reso nota ufficialmente la presenza degli UFO. Anzi, il governo inglese ha chiuso definitivamente la pratica relativa a questi oggetti volanti non identificati. Un terremoto avrebbe dovuto devastare Roma il 5-6 aprile 2012, ciò che “puntualmente” non è avvenuto, e lo stesso dicasi per il gigantesco terremoto che avrebbe dovuto aver luogo il 22 aprile secondo una teoria che afferma l’esistenza di un “ciclo terremoti” di 188 giorni, ciclo assolutamente sconosciuto agli scienziati e ai geofisici. L’astrologia si occupa anche di altro. Per esempio, Benedetto XVI sarebbe dovuto morire nel dicembre 2012 (previsione di Luciano Sampietro) e così la Regina Elisabetta e Dario Fo (previsione del Maestro Bassin) . Azzeccato il decesso di Rita Levi Montalcini, ma non piuttosto probabile che muoia chi supera i 100 anni? Stessi flop nello sport: sempre la Stefanova, prevedeva la vittoria del Real Madrid in Champions League, vinta invece dal Chelsea e nuovi successi erano previsti per la nostra nuotatrice Pellegrini alle Olimpiadi di Londra 2012, contrassegnate invece dai suoi peggiori risultati negli ultimi anni. Maestro Bassin, invece, prevedeva la vittoria della Germania al campionato europeo dove al contrario ha trionfato la Spagna. Si potrebbe continuare all’infinito. La notizia dei fallimenti, tuttavia, riceve un’attenzione sui media ben inferiore allo spazio dagli stessi riservato alle previsioni e profezie. Battaglia impari.
Non c’ è alcuna ironia circa questa mole di insuccessi, a fronte di qualche singola previsione azzeccata (in onore alla statistica dei grandi numeri), ma un po’ di stizza malinconica sì: si deve infatti constatare come il “successo di pubblico” per cose strampalate, non documentate e reiteratamente smentite dai fatti, continui facilmente a sopravvivere grazie a un buon marketing e ad una sconcertante credulità. Forse ha ragione un vecchio proverbio triestino, come chi scrive, che recita: “pensar fa mal de schena!”.