Un nanometro corrisponde ad un miliardesimo di metro, premessa necessaria a capire quanto piccole sono le cosiddette nanoparticelle  (NP), costituite da aggregati atomici o molecolari di diametro tra 2-200 nm. La loro piccolezza spiega perché NP si trovino dappertutto (sangue, cellule e persino nucleo di queste). Questa rubrica non si occupa della loro dibattuta nocività, ma solo dell’ipotesi di un loro fantascientifico impiego per controllare il diabete mellito da deficit insulinico (tipo 1). Ricerche del mitico MIT di Boston, proprio grazie all’utilizzo di NP speciali, prospettano la possibilità di liberare in futuro i diabetici dalla schiavitù del controllo glicemico cui sono costretti una o più volte al giorno. Queste NP funzionerebbero come “stabilizzatorii” della glicemia agendo (quasi) come un “pancreas artificiale”. Il meccanismo è complesso ma tentiamo di renderlo accessibile a chi è interessato e legge con attenzione. E’ noto che le cellule beta degli isolotti endocrini situati nel contesto del pancreas, liberano insulina a seconda del livello della glicemia, un automatismo chiamato in gergo medico “feed-back” e semplice da capire: glicemia alta = rilascio di insulina, glicemia normale/ bassa = arresto di produzione insulinica. Per raggiungere l’obiettivo di una glicemia costante senza controlli ematici i ricercatori hanno iniettato nei topi un gel (paragonato ad un dentifricio) contenente una mistura di NP caricate elettricamente in modo tale da attrarsi l’una con l’altra, così da impedire una volta iniettate la dispersione loro e dello stesso gel. Questo “dentifricio” viene reso sensibile all’acidità grazie allo zucchero destrano. Ciascuna NP contiene infatti sfere di destrano caricate di insulina e di un enzima capace di convertire il glucosio in acido gluconico. Questo passaggio è importante perché il glucosio presente nel sangue penetra facilmente nel gel e, quanto più la sua concentrazione è alta, tanto più l’enzima di cui sopra produrrà acido gluconico. L’acidità che così si produce causa la disintegrazione delle sfere di destrano con rilascio dell’insulina contenuta che, così liberata, abbassa la glicemia favorendo la conversione del glucosio in glicogeno (in primis nel fegato e nei muscoli). Una singola iniezione di questo gel fantascientifico anche sotto il profilo della ingegneria farmacologica, stabilizza la glicemia per 10 giorni senza necessità di esami del sangue. Successo per il momento nei topi, perché prima di pensare ad un impiego nell’uomo si sta tentando di rendere le NP più sensibili, al fine di velocizzare il rilascio di insulina. Esempio affascinante di come la medicina convenzionale, diversamente dalle terapie cosiddette “alternative”, non sia immobile, sperimenti e verifichi vie innovative con prudenza e rigore scientifico.