Dell’importanza che ginecologi/ostetrici si lavino le mani per prevenire gravi infezione batteriche dell’utero e del merito di Ignác Semmelweis che l’ha segnalata per primo 150 anni fa, ne abbiamo già trattato in una rubrica del 2010. Ci ritorniamo, a prescindere dalla febbre puerperale, perché il 3/5/2013 si è tenuto lo “Hand Hygiene Day”, giornata dedicata all’igiene delle mani, patrocinata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Obiettivo dell’OMS è quello di evitare che “le centinaia di milioni di pazienti in tutto il mondo siano vittime di infezione trasmessa dal personale di cura”. Sorprende non solo l’entità di queste cifre, ma soprattutto le conseguenze giudicate “significative“ sotto il profilo sia fisico/psicologico che sociosanitario (costi!). Più del 50% delle infezioni – sostiene l’OMS- potrebbe di fatto essere prevenuto se medici e infermieri si lavassero accuratamente le mani almeno in certi momenti cruciali. Il contagio avviene quando il personale di cura tocca fisicamente il malato, con passaggio diretto dei “suoi” batteri al paziente. Le infezioni ascrivibili a insufficiente igiene delle mani del personale sanitario riguardano specie il tratto genito-urinario o le ferite chirurgiche, ma qualsiasi sede può essere interessata una volta che i batteri abbiano raggiunto la corrente sanguigna (batteriemia). Stime OMS indicano che nei Paesi industrializzati un’infezione trasmessa dal personale di cura si registra nel 7% dei casi, percentuale che sale al 10% nei Paesi in via di sviluppo (e più ancora secondo altre fonti). Se poi si considerano solo pazienti in reparti di terapia intensiva, si arriva al 30%. Per l’igiene delle mani possono bastare alcol o altri disinfettanti esterni, guanti “usa e getta” o banale lavaggio con acqua e sapone. Sir L.. Donaldson, l’incaricato OMS per la sicurezza dei pazienti, afferma testualmente: “Bisogna premere urgentemente sui Servizi Sanitari e sulle stesse comunità dei pazienti perché venga intrapresa una ferma e decisiva azione onde evitare ai malati questo danno [non escluso qualche decesso] prevenibile”. Da qui il motto della campagna OMS “ Save Lives: Clean Your Hands” (Salva la vita: lavati le mani). Questa battaglia è iniziata nel 2009 e già nel 2012 vi hanno aderito ben 12 nuovi Paesi (Italia compresa). L’OMS insiste che debbano essere istruiti ad hoc pure i pazienti. I momenti critici richiedenti un’igiene accurata sono in particolare: all’inizio, già prima di toccare il malato, prima di una procedura invasiva (ad es, l’inserimento di un catetere), dopo un contatto con fluidi del malato (sangue, urine). Quanto ai i pazienti, essi devono essere sensibilizzati a tale problema, meglio se assieme ai familiari i quali, non di rado, diventano i curanti più abituali in ambito domiciliare.