Antonio Gaudioso è il segretario generale di Cittadinanzattiva, onlus che si occupa anche di Federalismo sanitario sul quale le idee sono quanto meno vaghe. Riferendosi al Rapporto 2012 su tale tema Gaudioso dichiara testualmente: ”Un federalismo al capolinea, che ha reso le Regioni carnefici dei diritti, impoverito il servizio sanitario pubblico a vantaggio del privato e stremato i cittadini, creando differenze territoriali senza precedenti”. Nel  descriverne il fallimento Cittadinanzattiva, oltre a rilevare la cospicua differenza nell’assistenza sanitaria complessiva tra Nord e Sud, analizza alcune crepe specifiche del SSN, le quali rivelano una realtà particolarmente iniqua. Tre esempi, ripresi dalla rivista Janus in un redazionale dal titolo: “Federalismo sanitario. Cronaca di un fallimento annunciato”, sono particolarmente emblematici. Un primo riguarda il cosiddetto “parto indolore”, parto che si realizza per via naturale senza sofferenza per la partoriente, grazie ad un’anestesia epidurale che toglie la sensibilità dolorifica lasciando inalterata l’efficienza della muscolatura uterina. Secondo Cittadinanzattiva, in Valle d’Aosta e in Friuli-Venezia Giulia il parto indolore è erogato nel 100% dei casi, ma solo nel 14,3% in Basilicata e Abruzzo, nel  6,2% in Sicilia e in percentuale zero in Molise. Un secondo esempio riguarda le differenze “federali” nell’assistenza dei malati affetti da tumore. Al Sud l’accesso alle cure tumorali è notoriamente problematico non solo per la scadente qualità dei servizi oncologici, ma pure per i tempi di attesa e per la stessa erogazione di farmaci antitumorali. Di 18 farmaci di ultima  generazione il Molise ne eroga solo 11, la Val d’Aosta 13, la Basilicata 4. L’Alto Adige è area felice: tutti i farmaci oncologici sono erogabili a partire dal giorno della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Terzo esempio di federalismo ingiusto è la procreazione assistita: in Molise non esiste alcun centro contro i 63 centri della Lombardia. Inoltre, l’esigibilità di tale prestazione è una realtà “per tutti” (con ticket o quota di partecipazione) soltanto in Trentino-Alto Adige, Toscana, Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Pure i limiti di età per accedervi variano da regione a regione. Tali differenze in tema di assistenza sanitaria lasciano perplessi, così come le reazioni tiepide specie delle popolazioni sulle quali di più ricadono le conseguenze del fallimento. Le tasse le pagano tutti (meno gli evasori!) e in modo equivalente nelle varie regioni, ma la Sanità erogata non è eguale per tutti, un concetto se vogliamo anche poco cristiano, un po’ come succede non di rado per la giustizia (“honi soit qui mal y pense”). Che le previsioni peggiorative ventilate da Cittadinanzattiva siano qualcosa di più di un generico pessimismo?