Due casi in cronaca recente (ma anche il passato non scherza) di drammi in sanità. Uno ha riguardato pure l’ospedale di BZ, con due inchieste a seguire, una della stessa ASL e l’altra della Procura di Rovereto. La storia è nota: una signora di poco più di 40 anni, avviata per malore al Pronto Soccorso di Bolzano e dimessa in base alla negatività degli esami effettuati ad hoc, è deceduta improvvisamente la notte stessa, dopo essere rientrata nella sua casa di Mori. Gli accertamenti sulle cause sono in corso. Il secondo dramma riguarda la morte di un 76enne nel reparto di terapia intensiva, dove era ricoverato per setticemia. Il decesso sembra attribuibile a una trasfusione sbagliata ma, data la minima quantità trasfusa, resta da definire se il decesso non possa essere dipeso solo dalla malattia di base. Del serio problema dell’errore in medicina ne abbiamo già trattato più volte su Alto Adige cercando di affrontarlo con equilibrio e senza emotività, ma dopo gli eventi suddetti ci sembra opportuno ribadire alcune considerazioni di fondo, senza per altro voler assolutamente sdrammatizzare il fenomeno.
L’Italia, intanto, -come sottolineavo nel 2010- non è la pecora nera quanto ad errori medici: ad es., contro i 4000 casi di grave malasanità ogni anno nel nostro Paese (dati di Cittadinaza Attiva) si registravano negli Stati Uniti 100.000 decessi iatrogenici all’anno (ottava causa di morte!). Nel 2013, varie fonti riportano 30 mila denuncie (ma denuncie non sono fatti acclarati) per danni ipoteticamente subiti in ospedali. Se i danni/decessi accertati risultano dovuti a dolo o negligenza, i responsabili andrebbero sanzionati in modo esemplare, anche dall’Ordine dei Medici. Tuttavia, come diceva la rivista CARE già nel 2001 “nell’immaginario collettivo vi è l’aspettativa di una medicina perfetta, in cui gli errori sono dovuti (solo) a mancanza di assistenza o a incompetenza dei professionisti.” Così invece non è. Interessante che Dostoevskij (nei Fratelli Karamazov) abbia scritto, anche se in ambiti diversi, che “Se il giudice fosse giusto, forse il criminale non sarebbe (l’unico) colpevole.” Ed è emblematico che nel trasporto aereo la ricerca dell’ ”errore di sistema e non solo del pilota” abbia ridotto di ben il 50% gli incidenti più gravi. Un dato, questo, che conferma come gli errori del singolo sono spesso la conseguenza di molti fattori. ”La questione- si leggeva anni fa sul New Yorker – non è impedire solo ai cattivi medici di far del male, ma di impedire che ciò accada ai bravi medici”. Anche questi, infatti, possono sbagliare più facilmente se le condizioni in cui sono costretti a lavorare sono inadeguate. Coerente con tali concetti un rapporto USA che rimarcava già nel ‘98 l’importanza delle seguenti raccomandazioni: deviare l’attenzione dalla colpevolezza dei singoli alla prevenzione ottenuta ridisegnando la sicurezza del sistema; creare centri predisposti al controllo e alla periodica verifica dell’aggiornamento del personale già in attività; rendere obbligatoria la segnalazione degli incidenti mortali o gravi; progettare delle simulazioni per addestrare gruppi interdisciplinari a possibili errori. Per concludere, uno scenario teorico ma molto dimostrativo che tutto è meno che una banale difesa corporativa: l’etichetta adesiva su un flacone di sangue non è scritta a macchina, perché questa è rotta e non viene riparata. Una delle due tecniche del laboratorio è in malattia e non è sostituita. Il flacone deve essere inviato con urgenza e pertanto l’unica tecnica, stressata dal doppio lavoro, scrive a mano nome e gruppo sanguigno e la sua scrittura è male interpretata. Se il paziente trasfuso per sbaglio muore, a chi attribuire l’errore trasfusionale? Alla tecnica? All’economo che non ha previsto una tempestiva riparazione della macchina da scrivere? Al Direttore Sanitario che non ha provveduto a sostituire prontamente chi è in malattia? Al Direttore Generale che per pressioni politiche ha messo a capo di un servizio così delicato un Primario poco attento? Ai politici che hanno imposto un Direttore Generale poco capace solo perché è un fidato “yes man”? Un bel busillis: ma il sospetto che di norma paghi sempre il pesce più piccolo e che si lasci i il sistema così com’è non pare fuori luogo.