Dopo un ora di tennis, mio nipote Daniel, poco più che trentenne, lamentava una  tachicardia eccessiva,  insolita per un campione di karate come lui e certo non attribuibile (in quell’occasione!) alla deliziosa morosa Monica. Daniel decideva allora di fare nel veronese un check-up cardiologico completo (ECG, Ecocardio, EcoDoppler) da cui emergeva solo una pieve ipotensione costituzionale. Gli veniva suggerito il Ginkgo biloba (GB), cura “strana” per cui chiedeva lumi allo zio che, per accontentarlo, si è avvalso dei dati raccolti ad hoc da un’Università italiana. Va intanto ricordato che il GB è un albero vecchio di milioni di anni, originario da Cina e Giappone e introdotto in Europa dopo il 1700. Usato in antichità per curare asma, cardio-vasculopatie, disturbi digestivi, il GB viene oggi “allegramente” proposto pure per frenare l’invecchiamento, per la perdita di  memoria e persino per l’Alzheimer. Tuttavia, i suoi benefici sono solo aneddotici e non c’è al momento alcuno studio clinico (auspicabile, perché no?, ma non eludibile) che ne provi l’efficacia. Sono invece già ben noti gli effetti collaterali legati al contenuto nel GB di “ginkgolidi e bilobalidi”, flavonoidi che inceppano il sistema enzimatico epatico noto come “Citocromo P450”, deputato a degradare e smaltire molti farmaci. Se il P450 è bloccato, molti medicamenti risulteranno più attivi del previsto. Il pericolo maggiore in chi assume assieme al GB altre medicine è la eccessiva riduzione dell’aggregazione delle piastrine: ad es., aumentato rischio di sanguinamento gastrointestinale da concomitante assunzione di GB e aspirina, emorragia cerebrale per l’assunzione contemporanea di GB e di comuni anti-infiammatori (FANS), quali l’ibuprofene (presentato come nuovo col nome di  “moment”, ma in realtà tra i FANS più vecchi). Lo stesso pericolo esiste per altro con tutti gli altri anti-infiammatori. Il rischio cresce specie se la terapia associata al GB è continuativa, come nei pazienti con fibrillazione atriale o aterosclerosi dei vasi cardiaci, carotidei e cerebrali, che assumono cronicamente l’aspirinetta proprio al fine di ridurre l’aggregazione delle piastrine. Analogo rischio per chi è in profilassi continuativa con il coumadin, che pure ostacola la formazione di trombi ma indipendentemente dalla aggregazione piastrinica. Altri farmaci di uso comune il cui effetto è potenziato dal GB sono: calcioantagonisti, omeprazolo e simili, ansiolitici, antidepressivi e persino insulina. In base a tali dettagli, Daniel non correrebbe alcun pericolo assumendo il GB, dato che, sanissimo giovane atleta com’è, non necessita di alcun farmaco. Ma allora, perché prescriverglielo? Nel suggerirgli di non “ginkgobilobizzarsi” io credo di essere stato un consulente serio, prima ancora che uno zio affettuoso.