Circa la durata di vita delle nostre cellule ben nota agli addetti è la distinzione classica (e datata) del patologo italiano G. Bizzozzero (1846-1901), dalla quale si evince quanto sia diversa la loro capacità di rinnovamento/vita. Le cellule “perenni” del sistema nervoso (neuroni) e del muscolo striato (cuore incluso), molto differenziate, una volta maturate non si moltiplicano più e vivono finché vive l’organismo che le contiene (da qui le drammatiche conseguenze di eventuali lesioni cerebro/midollari o di infarti estesi). Cellule “stabili”, invece, sono quelle delle ghiandole (fegato, pancreas, gh. salivari e sudoripare), dell’osso e della muscolatura liscia che avvolge il tubo digerente, le quali si replicano “solo quando occorre”. Infine, gli elementi “labili”, poco differenziati, costituiti dalle cellule del midollo osseo, della cute e della mucosa che riveste il tratto gastro-intestinale e genito-urinario: queste vivono un tempo limitato, ma si rigenerano frequentemente per tutta la vita (ciò che consente di riparare le continue perdite). Nei Proceedings of the National Academy of Science, i ricercatori italiani Magrassi, Rossi e Leto hanno pubblicato uno studio dai risvolti sorprendenti, ripreso su “Le Scienze” dal giornalista A. Saragosa, che riguarda proprio la vita dei neuroni. L’obiettivo della ricerca era quello di capire se le neurocellule considerate perenni, sarebbero in grado di vivere oltre la vita dell’organismo che le ospita. Per verificarlo, i ricercatori hanno trapiantato nel cervello di embrioni di ratto alcuni neuroni ricavati da una varietà di topo capaci di produrre una proteina fluorescente. Questa fluorescenza avrebbe consentito agli sperimentatori una loro facile identificazione dopo il trapianto nel ratto. Il razionale è che i topi donatori di neuroni vivono solo 18 mesi, mentre i ratti nei quali i neuroni vengono trapiantati vivono più di 3 anni. Analizzando se e quanti neuroni fluorescenti di topo fossero presenti nel cervello dei ratti sarebbe stato così possibile capire se le cellule nervose vivono al massimo quanto la specie animale che le contiene o se, in determinate condizioni, possono invece superare questo limite (suggestione di ipotetica immortalità cerebro/midollare?). In effetti, la ricerca dimostra che le neurocellule trapiantate nel cervello di ratto, risultano molto più longeve del topo, roditore da cui erano stati prelevate. Inoltre, nei neuroni trapiantati i segni di invecchiamento cellulare (desumibili dalla perdita di connessioni sinaptiche) appaiono più modesti e tardivi. I ricercatori concludono ipotizzando dunque che i neuroni non abbiano una durata di vita prefissata e che la longevità dipenda ampiamente dall’ambiente in cui vivono. Il possibile interesse clinico c’è ma, ovviamente, si è solo all’inizio