Per il cancro del colon-retto (CCR) esistono com’è noto efficaci direttive di prevenzione (screening) e di diagnosi precoce nei soggetti over 50. I test più usati sono l’esame del sangue occulto fecale (SO) e la colonscopia limitata al sigma (sigmoidoscopia). Non adatti per uno screening di massa sono la colonscopia totale (pancolonscopia), il clisma opaco, la TAC-coloscopia virtuale e la video-capsula. “Prevenzione” significa riconoscimento di polipi (o adenomi) inizialmente benigni, ma il cui potenziale degenerativo è assodato (specie per certi tipi istologici e per quelli più grandi). Il tempo di trasformazione maligna, stimato arbitrariamente in circa 10 anni, consente di attuarne l’asportazione e di azzerare il rischio tumorale. Fortunatamente solo il 5% circa dei  polipi (presenti in circa il 40% dei soggetti nel corso della vita) degenererà in cancro.  Il CCR che non nasca da un preesistente polipo è  invece evento molto raro. La ricerca di sangue occulto nelle feci (cioè non visibile ad occhio nudo) oggi non è più influenzata dal cibo come in passato, poiché si basa sul saggio dell’emoglobina presente nei globuli rossi e non del ferro. Tuttavia, nonostante la dimostrata utilità di tale test in studi controllati, qualcuno è perplesso circa la sua validità nella usuale pratica medica per il fatto che polipi e cancri possono sanguinare in modo intermittente (o non sanguinare). Se il SO è negativo, si consiglia un prudenziale ricontrollo ogni 2 anni, mentre se è positivo la colonscopia diventerà obbligatoria. Quanto alla sigmoidoscopia come screening, l’efficacia già nota risulta comprovata da studi recenti (2010-2012): un monitoraggio durato 11 anni mostra ad es. che l’incidenza del CCR è ridotta del 18-23% e la mortalità del 22-31%. Il riscontro di adenomi in corso di sigmoidoscopia imporrà però di completare l’esame con pancolonscopia (circa il 40% dei polipi può infatti originare nel colon destro). Con qualche differenza tra linee Guida europee e quelle dell’American Gastroenterological Association, un controllo endoscopico post-polipectomia viene consigliato ogni 5 anni per polipi inferiori a 2cm, e ogni 2-3 anni per quelli superiori ai 3cm. I tempi del ricontrollo endoscopico vanno in ogni modo modulati a seconda dei fattori di rischio individuali del paziente (età, familiarità tumorale generica o specifica, tipo istologico dell’adenoma, presenza o meno nel polipo asportato di lesioni precancerose come la “displasia severa”). Inutile sottolineare che l’iter procedurale può essere molto diverso dallo screening in soggetti singoli che, indipendentemente dall’età, abbiano storia e/o sintomi sospetti (variazioni immotivate dell’alvo, sangue visibile nelle feci, dolori addominali). In questi, l’esame prioritario è la colonscopia estesa a tutto il colon.