Ogni anno viaggiano in aereo più di 2 miliardi di persone e non può sorprendere che un certo numero di passeggeri lamenti disturbi durante il volo. In maggioranza si tratta fortunatamente di situazioni gestibili a bordo e non minacciose per la vita, con prevedibili eccezioni. Esperti dell’Università di Pittsburg hanno voluto studiare l’incidenza delle emergenze aeree a maggior rischio, perché l’assistenza medica in volo incontra comunque difficoltà peculiari. Le compagnie aeree più importanti (ma non tutte forniscono dati) prevedono in genere la consultazione via radio di specifici “emergency call centers”, che dovrebbero aiutare il personale di bordo ad intervenire al meglio. Gli autori della ricerca retrospettiva (1/2008- 10/2010) hanno esaminato i dati di 5 grosse compagnie (domestiche e internazionali) da cui si evince che in totale le emergenze gravi e meno gravi sono 44 mila ogni anno, rare in assoluto, ma “non c’è giorno che non se ne registri qualcuna”. Tra esse gli eventi severi che costringono il pilota ad interpellare i call center suddetti sono 11.920. Si tratta di sincopi (37% dei casi), crisi respiratorie acute (12%), nausea e vomito incoercibili (9,5%), angina, infarto e ictus negli altri casi. In aereo è naturalmente previsto un kit di medicine/dispositivi che di massima risulta sufficiente a controllare la situazione. Infatti, il volo deve essere interrotto solo raramente (nel 7% dei casi) comportando un atterraggio d’emergenza. Fortunatamente, nei passeggeri critici ricoverati dopo l’atterraggio e in seguito monitorati si registra un decesso soltanto nello 0,3%. In ogni modo, interruzione del volo e atterraggio di emergenza non vengono decisi solo in base alla gravità e all’intrattabilità a bordo della patologia critica del passeggero, ma anche in base ad altre variabili non trascurabili, quali la quantità del carburante, la rotta eventuale sull’oceano, l’efficienza sanitaria nell’aeroporto/territorio sede del previsto atterraggio. Prima di interrompere il volo, comunque, quando i sintomi sono di gestione problematica, la regola è di coinvolgere eventuali medici tra i passeggeri, l’intervento dei quali tuttavia non è obbligatorio per legge, ma solo moralmente auspicabile. In effetti, il dottore che interviene sull’aereo si assume delle responsabilità che potrebbero avere conseguenze pesanti (gli “avvocati falchi” che si offrono nel settore non mancano!). Un rischio speciale in aereo, infine, ce l’hanno le donne in gravidanza, anche se la gestazione decorre normalmente. C’è accordo quasi unanime, infatti, che la donna incinta non dovrebbe volare dopo la 36ma settimana di gestazione per evitare soprattutto il rischio di partorire in aereo. Un parere del ginecologo prima di imbarcarsi, quando si è incinta, sembra in ogni modo consigliabile.