Il recentissimo verdetto dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) impone di ritornare sulla “cura Stamina”, a base di infusioni  di cellule staminali, proposta dal professor Davide Vannoni, non medico ma esperto di psicologia e comunicazione. I temi da affrontare (già in parte anticipati su AA) sono tre, uno di carattere generale e due più specifici.

1.Chiunque soffra, ha tutto il diritto si essere aiutato con ogni mezzo possibile(e sostenibile), circondato dalle persone amate e dalla solidarietà di tutti. Nessuno, però, deve venire illuso da affermazioni magari in buona fede (peggio ancora se motivate da eventuali interessi) che non poggiano su alcuna documentazione oggettiva. Quanto alle cellule staminali, equiparate a farmaci in base ad una norma del 2007, esse al pari di questi devono essere autorizzate sulla scorta di studi controllati che ne dimostrino efficacia clinica e mancanza di effetti peggiorativi. In realtà, se per una malattia grave non esiste alcuna terapia, è previsto l’uso “compassionevole” di cure ancora sub judice, purché minimamente plausibili.

2. Grazie a questo appiglio, il prof. Vannoni, alimentando illusioni ha ottenuto adesioni entusiastiche ma ingenue di pazienti affetti da patologia critica di natura prevalentemente neurodegenerativa, convincendo gli stessi che le “sue” staminali sarebbero state efficaci. Al contrario, è noto che numerosi esperti di cellule staminali di rango internazionale, tra cui il Prof. Dalla Piccola (Direttore del Bambin Gesù di Roma) e la Prof. Elena Cattaneo (Università di Milano),  da tempo hanno denunciato l’assenza di studi controllati de facto e persino di dettagli relativi alle staminali di Vannoni. Si sa solo che queste, una volta prelevate dal midollo osseo del paziente, sarebbero processate in modo diverso (?). Anche per questa reticenza Vannoni è già stato accusato dal Procuratore di Torino Guariniello di “associazione per delinquere finalizzata alla truffa e alla somministrazione di prodotti medicinali imperfetti e pericolosi per la salute pubblica”. Ciononostante, a favore del metodo Stamina si sono prontamente schierati personaggi in bona fide ben noti (ma certo non scienziati esperti di staminali!) quali Celentano, Fiorello, Gina Lollobrigida e la trasmissione TV “Le Iene” (apprezzata da chi scrive in altre occasioni, per aver svelato truffe e incompetenze). Il favore dei media ha contribuito ad incrementare la pressione dei malati sul Ministero per ottenere l’accesso alla cura e, pur privo di supporto scientifico, il metodo Stamina da qualche tempo viene comunque imposto da alcuni magistrati. Un film che potremmo dire… “déjà vu”, primattore essendo il pretore di Maglie Carlo Madaro che ha imposto la terapia Di Bella nel 1997, finita poi com’è finita. Per la pressione sulle istituzioni vengono alla fine previsti 3 milioni di euro al fine di verificare la millantata efficacia della cura Stamina in corpore vili.

3. Nel 2012 l’Associazione Italiana del Farmaco, su mandato ministeriale, interviene vietando la cura Stamina in ambienti ritenuti inaffidabili anche dai NAS, ma la sperimentazione autorizzata può procedere negli Ospedali Civili di Brescia (contratto del 2011). In settembre 2013 arriva però la bocciatura definitiva da parte dell’ISS che giudica inefficace il trattamento già praticato nei 36 pazienti ricoverati (altri 150 sono in attesa) e rileva una serie di  gravi limiti procedurali, quali la carenza di test atti a scongiurare nei trattati il rischio di epatite B e C e di HIV, la discrepanza dose dichiarata/dose iniettata, e altro ancora. Ezio Belleri, direttore dell’ospedale di Brescia (all’inizio forse “possibilista”), in una intervista alla giornalista Elena Dusi del 28 settembre, lamenta che ancora oggi, nonostante il verdetto dell’ISS, dei giudici continuano ad imporre la cura Stamina nel suo nosocomio. Beatrice Lorenzin, se ancora sarà Ministro della Salute, non potrà che stoppare la sperimentazione, e non certo perché lei è sadica e gode nel privare di una cura valida dei poveretti, ma perché da massima responsabile ha il compito di proteggere i malati da rischi e sconcertanti e costose illusioni. Sembra insomma non irragionevole concludere che in caso di malattia, nonostante tutto, è meglio affidarsi agli specialisti medici che non a certi giudici o a improbabili benefattori digiuni per di più di ogni preparazione specifica. Chissà perché, ma questa chiusa mi fa ricordare la omerica Cassandra, profetessa inascoltata.