E’ relativamente facile studiare il transito gastrointestinale (GI) dei cibi e dei liquidi, ma non così quello del gas inghiottito (aerofagia) o formatosi in pancia. Infondendo dell’aria nell’intestino (30ml/min per un totale di 2 litri) si registra che i soggetti normali evacuano il gas infuso senza disturbo alcuno, mentre nei pazienti che lamentano gonfiore addominale l’infusione provoca dolore. Questo prova che non è la quantità di gas la causa prima del disagio e che maggiori responsabili sono: a) scarsa distensibilità delle anse intestinali; b) non omogenea distribuzione del gas nelle anse; c) abnorme sensibilità al contenuto intraluminale (largamente genetica). Per capire quanto conti la distensibilità basti pensare che chi ha piedi tozzi sta meglio con ciabatte comode piuttosto che con scarpe rigide. Quanto alla distribuzione, è mal tollerato soprattutto il gas presente nell’intestino tenue, ben più lungo ma più stretto e meno adattabile del colon. Nei normali, il gas passa dal tenue al colon grazie ad una peristalsi armonica garantita dalla muscolatura involontaria che circonda il tubo GI dall’esofago al retto e che è fortemente influenzata dalla psiche. Si capiscono così frasi come “ha preso una tal paura che se l’è fatta addosso” (=peristalsi accelerata) o “saputa la notizia ferale ha vomitato tutto” (=antiperistalsi, dal basso in alto). Ma anche una decina o più di ormoni (che l’intestino condivide sorprendentemente col nostro cervello) concorrono ad una adeguata motilità, ormoni spesso dotati di azione contrapposta. Ad es., l’ormone GIP rallenta la motilità intestinale, mentre il VIP l’accelera. E’ chiaro allora che, a prescindere dalla “gassosità” intrinseca di alimenti ben noti (in primis, fagioli, ceci, rape, ravanelli), il gonfiore di pancia dipende più che dalla quantità di gas, dalla peristalsi influenzata dalla psiche e dalla secrezione “equilibrata” degli ormoni suddetti, a sua volta variabile a seconda del tipo di cibo. Tale complessità ci fa capire quanto sia difficile curare “una volta per tutte” la pancia gonfia. Il problema si fa ancora più complicato nei pazienti con “colon irritabile” (erroneo il termine di colite spastica), i quali oscillano tra stitichezza e diarrea, turbe intestinali inevitabilmente associate pure ad un transito irregolare del contenuto gassoso con possibile gonfiore (reale o percepito tale). Un certo ruolo lo può giocare anche la flora batterica del colon capace di fermentare certi cibi indigeriti, ma i benefìci attribuiti ai probiotici sono largamente indimostrati, e lo stesso dicasi per il cosiddetto carbone attivato. Non esistono farmaci risolutivi per la pancia gonfia, ma è possibile migliorare sensibilmente grazie a direttive dietetico-comportamentali “intelligenti” e a una attività fisica quotidiana.