Gianfranco Domenighetti (GD) è un nome sconosciuto al grande pubblico ma notissimo per coloro che si occupano di sanità. Professore di Economia Sanitaria all’Università di Lugano, GD è pure consulente dell’OMS per quanto riguarda la sanità del futuro, e ciò che scrive merita dunque tutta la nostra attenzione. Il titolo di uno dei suoi ultimi articoli (Janus, 8/3/13) “Frode e corruzione nel settore sanitario” è una impietosa denuncia di ciò che accade. La Sanità è d’altronde una miniera d’oro di corruzione e frodi per disparati ed evidenti motivi: ampio consumo di beni, qualità di prestazioni difficilmente misurabile, mancanza di trasparenza nelle decisioni cliniche, organizzative e di investimento. Ciò  favorisce illegalità specifiche che Domenighetti suddivide in due gruppi, il primo dei quali comprende le frodi che hanno un impatto prevalentemente economico (ma possibili ricadute sulla salute non sono certo da escludersi). Si tratta di fatture per prestazioni non fatte, sovrafatturazioni, falsi certificati (quanto costa socialmente un cieco che ci vede benissimo?), richiesta illecita di pagamento per prestazioni gratuite, comparaggio (tangenti per avviare i malati a determinati laboratori o studi medici). Le frodi relative agli appalti GD non le include e non perché non ci siano, ma perché sono comuni anche a situazioni non specifiche del settore medico-sanitario. Secondo l’ ”European Healthcare Fraud and Corruption Network” il danno causato dagli illeciti relativi a questo primo gruppo di frodi è stato nel 2009  di 56 miliardi di euro, pari a 153 milioni di euro al giorno (sic!). Nel secondo gruppo le frodi hanno un impatto prevalentemente tecnico. Si tratta di prestazioni quali ECG, TAC, Ecografie, RM, interventi chirurgici o endoscopici e, naturalmente, esami ematochimici da considerarsi “inappropriati”, cioè effettuati senza motivo. Esempio eclatante per GD è che il 50% delle angioplastiche coronariche  risulterebbero inappropriate (per scarsa competenza o per fini illeciti). Secondo il NEJM lo stesso può dirsi pure per molte artroscopie. E, infine, le ricettazioni gonfiate dei medicinali: negli Stati Uniti, ad es. -scrive sempre GD- il 90% dei medici ricevono dei benefits dall’industria farmaceutica per forzare la prescrizione di farmaci “in cambio di viaggi alle Hawaii, Bahamas, partite di caccia o pesca o golf, concerti di Madonna”. Non è un caso- continua lo svizzero- se una importante Azienda è stata sanzionata nel 2012 a pagare  una multa di 3 miliardi di dollari per aver alimentato prescrizioni immotivate di medicinali e, soprattutto, per “aver sottaciuto gli effetti indesiderati di farmaci già commercializzati”. Domanda inevitabile: quanto non si potrebbe fare a vantaggio dei malati e della sanità pubblica risparmiando su corruzioni e truffe?