L’aspirina (ASA) antinfiammatorio, antidolorifico e antifebbrile, è oggi impiegata alla dose di 100 mg (la cosiddetta “aspirinetta”) soprattutto come agente antitrombotico. L’ASA inibisce l’enzima ciclo-ossigenasi delle piastrine, ciò che causa un calo del fattore che le fa aggregare (tromboxano 2), con conseguente formazione del trombo. Inizialmente, l’ASA 100mg è stata usata per prevenire la trombosi “arteriosa” nei pazienti ad alto rischio, ma già nel 1977, in pazienti operati di protesi d’anca, si è constatata la sua efficacia nel prevenire pure la trombosi “venosa”, per altro con dosi più di 10 volte maggiori (600mg 2 volte al giorno). Negli ultimi decenni tale ASA-profilassi della trombosi venosa dopo applicazioni protesiche è ormai presente nelle Linee Guida. Tuttavia, molti ortopedici preferiscono ancora ricorrere ad altri anticoagulanti quali eparinoidi, coumadin e antitrombinici diretti di ultima generazione (dabigatran e rivaroxaban). Positivo è che due studi recenti hanno confermato l’efficacia preventiva dell’ASA anche a basso dosaggio (100 mg/die, confronto versus placebo) in soggetti con pregressa trombosi venosa che già avevano completato un trattamento anticoagulante, prima con eparina e poi con coumadin per 1-3 mesi.  Da tali ricerche si evince che la aspirinetta riduce in media 4 volte più del placebo la percentuale di recidiva di trombosi venosa, così come quella di accidenti cardiovascolari arteriosi (ictus, infarti) e dei decessi che ne derivano. Anche in altri studi nei quali la riduzione della recidiva tromboembolica venosa non risulta così eclatante,  il rischio di infarti e ictus con ASA 100 mg/die  si riduce di 1/3. In base a questi dati, nei pazienti con flebotrombosi spontanea, T.E. Warkentin della McMaster University (editoriale in NEJM) ritiene opportuno attuare inizialmente una terapia anticoagulante energica per almeno 3 mesi con eparina e coumadin. Successivamente, nei pazienti che aspirassero ad interrompere il coumadin, il Dr. Warkentin suggerisce di passare alla terapia con aspirina 100mg al giorno. Questo iter consentirebbe secondo l’esperto di ridurre del 30% le recidive tromboembolche sia venose che arteriose. La prevenzione protratta con ASA 100mg/die costa inoltre poco e non è necessario alcun controllo periodico dell’attività protrombinica. Analogo vantaggio ce l’hanno anche i nuovi anti-trombinici diretti, per altro molto più costosi e poco indicati in pazienti con insufficienza renale. Infine, un eventuale sanguinamento causato da aspirina si può correggere più agevolmente (con una trasfusione di piastrine) di quello da coumadin. In definitiva – conclude l’editoriale del NEJM -, l’ASA a basso dsaggio deve ritenersi una “opzione ragionevole per prevenire la recidiva di eventi tromboembolici sia venosi che arteriosi”.