Un recente editoriale del New England Journal of Medicine (NEJM) ci ricorda che nel 1988 L’OMS si è prefissata la estinzione mondiale della poliomielite, ossia della paralisi infantile (P) di cui in quell’anno si registravano quasi 400 mila nuovi casi. Nei successivi 25 anni l’incidenza della P è diminuita del 99% con solo 3 Paesi incapaci di estirpare la trasmissione virale: Pakistan, Nigeria e Afghanistan. Il grande successo lo si deve ai vaccini contro i tre tipi 1, 2 e 3 del polio virus. Quello di Salk, disponibile dal 1955 e introdotto in Italia nel 1957, è realizzato con un virus inattivato (con 3 dosi intramuscolari l’immunità si raggiunge nel 99% dei soggetti), mentre quello successivo di Sabin, anch’esso trivalente, viene realizzato nel 1964 con virus vivo attenuato. Grazie alla vaccinazione di massa, nel 2002 l’OMS ha dichiarato l’Italia “polio-free” cioè esente dal virus, e quindi senza più nuovi casi di P, e lo stesso è avvenuto per molti altri Paesi. In effetti sono anni che non si incontrano più soggetti con paralisi asimmetrica di braccia o gambe (esito del danno midollare provocato dal virus), evento non raro solo 50 anni fa. “Occhio non vede cuore non duole”, suona un detto antico e oggi molte persone, non vedendo pazienti colpiti da P, ne dimenticano l’esistenza e quindi l’importanza della vaccinazione antipolio. A questa “dimenticanza” concorrono anche gli innamorati dell’omeopatia o di altre cure alternative, i quali incomprensibilmente negano tout court i vantaggi delle vaccinazioni. Purtroppo -insiste il NEJM- se la circolazione del virus non è mondialmente interrotta per mancata vaccinazione globale, neppure i paesi già “polio-free”, sono al sicuro. In realtà, il virus circola ancora in aree povere, quali Pakistan, Nigeria, Afghanistan, Corno d’africa, Kenia, Etiopia, Siria, Cameron, che fungono da serbatoi. Persone che provengono da questi Paesi aumentano così il rischio di P in quelli già “disinfettati”. Ne è esempio il focolaio endemico di P nel 2011 in Cina (regione dello Xinjiang), Paese senza più casi di paralisi infantile già dal 2000. Il fenomeno è stato per fortuna arginato con una immediata campagna vaccinale con il Sabin (47 milioni di dosi, 5 cicli di ri-immunizzazione, 30 milioni di dollari). Il NEJM si chiede però cosa succederebbe se una epidemia esplodesse in Paesi incapaci di interventi immediati e così costosi. E’ dunque auspicabile che la comunità internazionale trovi supporto economico per una immunizzazione in tutto il mondo, e specie in bambini che vivono in zone di guerra. Per il NEJM il costo della campagna vaccinale sarebbe di 5,5 miliardi di dollari, somma enorme ma largamente inferiore al costo sociosanitario di un ripresa della poliomielite, con previsione di almeno 200 mila poliomielitici ogni anno.