Nel 1989 nasce EUROCARE con il concorso dell’Istituto Nazionale dei Tumori (Milano) e l’Istituto Superiore di Sanità (Roma) e la partecipazione di numerosi Cancer Registries europei coinvolti nel monitoraggio dei pazienti tumorali. Sul sito di EUROCARE si dice tra l’altro testualmente: ”Le finalità dello studio sono: provvedere una descrizione aggiornata dell’evolversi del tempo di sopravvivenza e delle differenze esistenti nei diversi Paesi europei … e studiare i modelli terapeutici dei pazienti tumorali”. L’indagine, realizzata in 29 Paesi, ha raggiunto il 50% degli adulti europei (per un totale di 461milioni di persone) e il 77% dei bambini/adolescenti (59 milioni). La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi è stata confrontata in un lungo arco temporale in più di 10 milioni di adulti e di 60.415 bambini. In dicembre 2013 è stato pubblicato su Lancet Oncology il 5° resoconto di EUROCARE, 25 anni di bilancio di come stavano e di quanti erano i malati ancora vivi a 5 anni dalla diagnosi: da esso si evince che il nostro Paese è il migliore quanto a sopravvivenza tumorale (sia di adulti che di bambini). In Italia i Registri oncologici coprono all’incirca il 35 % della popolazione e da essi risulta che la sopravvivenza a 5 anni è effettivamente superiore a quella di ogni altro Paese europeo. Le maggiori differenze sono registrabili per cancro dello stomaco (32% in Italia vs 25 % in Europa), cancro del rene (67% vs 71%), cancro prostatico (89% vs 83%), cancro del colon-retto (61% vs 57) e cancro del seno (86% vs 82%). Tali differenze sembrano piccole ma sono tali solo “aritmeticamente”. I risultati italiani sono migliori rispetto all’Europa anche per quanto attiene all’oncologia pediatrica. Significativo pure che la mortalità per leucemia e linfoma non Hodgkin (più di 1/3 dei tumori maligni pediatrici), risulti diminuire del 5% all’anno. I dati EUROCARE sono stati presentati al Parlamento Europeo il 5/12/ 2013 per sollecitare un potenziamento della lotta anticancro in Europa e, in particolare, un miglioramento dei servizi sanitari oncologici nei Paesi in cui questi risultano scadenti. In effetti, in assenza di registri di ammalati di tumore accurati e aggiornati, non sono pensabili interventi pubblici efficaci “evidence based”, cioè operanti in base a dati attendibili. Naturalmente, ciò deve tener conto della privacy: l’esigenza di disporre di storie individuali può infatti scontrarsi con la protezione dei dati personali. Purtroppo, le risorse sono scarse e monitoraggio del cancro, screening preventivo della popolazione ben fatto (quando possibile/auspicabile), diagnosi precoce e terapia adeguata sono progetti costosi. Bene il 2013, ma sono più che auspicabili interventi istituzionali ad hoc per il 2014, perché Telethon e buon cuore possono non bastare.