Il morbo di Paget (MP) è una malattia scheletrica caratterizzata da un’alterazione distrettuale della struttura ossea. La prevalenza in Italia nei soggetti con più di 50 anni è del 1%, ma il MP sembra meno frequente in quanto solo il 5% dei malati accusa dei sintomi e il più delle volte la scoperta della malattia avviene in corso di esami attuati per altro motivo. In una prima fase del MP ha luogo un abnorme riassorbimento dell’osso causato dagli “osteoclasti”, mentre in quella successiva prevalgono gli “osteoblasti”, deputati a formare osso. Il patologico equilibrio tra osteoblasti e osteoclasti provoca una alterazione della struttura scheletrica e una iper- vascolarizzazione del segmento osseo interessato: ne conseguono una diminuita efficienza meccanica ed un maggiore rischio di deformazioni/fratture. I distretti più colpiti sono cranio, bacino, femore e rachide lombare, ma ogni altra sede ossea è possibile. Quando sintomatico il paziente lamenta dolore localizzato e frequenti deformazioni scheletriche (classiche le tibie a sciabola e la protuberanza delle bozze frontali). L’ingrossamento del cranio può pure causare compressione del nervo VIII con ipoacusia monolaterale o disturbi di vista e dei muscoli estrinseci dell’occhio per costrizione dei nervi cranici II e VI. Per l’incremento volumetrico del cranio il malato può assumere una tipica faccia “leonina”. Il MP che colpisce le vertebre può causare compressione del midollo e delle radici nervose con possibili parestesie, disturbi motori (paresi) e anche alterazioni sfinteriali. Fratture, alterata deambulazione o zoppia si osservano invece nel MP che interessa femore o tibia. La complicanza più temibile, ma rara specie prima dei 70 anni, è la degenerazione tumorale (osteosarcoma, condrosarcoma). La diagnosi è anzitutto radiologica (aspetto “a mosaico” per il coesistere di aree trasparenti e aree iperdense). La scintigrafia ossea con tecnezio-99 è poco specifica. Il laboratorio, invece, è prezioso: l’iperattività osteoblastica comporta infatti un aumento nel sangue della fosfatasi alcalina, mentre l’iperattività osteoclastica determina un aumento della fosfatasi acida. Nella diagnosi differenziale andrà escluso anzitutto un tumore metastatizzante all’osso (cancro mammario, renale, prostatico) o un tumore primitivo dell’osso (mieloma). Vanno pure considerate malattie non tumorali quali l’osteoporosi e la sarcoidosi. La terapia punterà a controllare il dolore e a frenare l’attività osteoclastica (calcitonina, bifosfonati), ma esistono trattamenti anche più sofisticati quali un anticorpo monoclonale umano (denosumab) che riduce la stessa sopravvivenza degli osteoclasti. Questo agente è già risultato efficace nell’osteoporosi post-menopausa ad alto rischio fratture, nel cancro mammario e della prostata.