I linfonodi sono stazioni intermedie che ricevono la linfa formatasi negli spazi intercellulari dei vari organi e convogliata in vasi linfatici di calibro sempre maggiore. Alla fine, con il dotto linfatico destro e con il dotto toracico la linfa si verserà nella vena cava superiore e con essa nell’atrio destro, dove si mescolerà al sangue venoso che verrà convogliato ai polmoni. Il “linfonodo sentinella” (LS) è il primo linfonodo a ricevere la linfa dall’organo cui è collegato e, se questo è sede di un cancro, il LS riceverà per primo le cellule staccatesi dal tumore. Ben noto ai lettori è di certo il LS a proposito del cancro del seno, l’esame del quale ha contribuito a optare non di rado per resezioni limitate della ghiandola (quadrantectomia invece che mastectomia totale). Ciò vale per tutti i tumori e quindi anche per il melanoma, tumore maligno prevalentemente cutaneo. L’utilità di esaminare il LS in seguito all’asportazione del melanoma (ricerca di cellule metastatiche con esame cito-istologico, immunoistochimico e con ricerca dell’ antigene tumorale specifico) non è una novità, ma in un articolo 2014 di ricercatori del Cancer Institute di Santa Monica si quantificano ancor meglio le concrete ricadute sulla sopravvivenza. Nello studio si è naturalmente tenuto conto della diversa profondità del melanoma (“spessore “intermedio” 1,20- 3,7mm, o “spesso ³4mm). In linea con l’editoriale di commento sullo stesso numero di NEJM, si può tentare la sintesi seguente. Nei soggetti con melanoma cutaneo di spessore intermedio, e in cui il LS risulta positivo per la presenza di micrometastasi, l’asportazione “precoce” dei linfonodi regionali in seguito ad escissione chirurgica del tumore, comporterebbe un calo di mortalità per melanoma del 40% a 10 anni (la nostra esperta bolzanina Cinzia Carriere si chiede tuttavia se in realtà più che un calo di decessi non aumenterebbe l’intervallo libero da malattia). In pazienti con melanoma di spessore ³4 mm con LS positivo i benefìci di una linfadenectomia precoce sarebbero invece meno certi (migliorata solo la sopravvivenza in generale, ma non quella specifica). In precedenza si riteneva che un melanoma sottile (< 1mm) non necessitasse di linfadenectomia precoce, in quanto il rischio complessivo di metastasi locoregionali sarebbe minimo. Lo stesso si pensava per i melanomi spessi (³4mm), perché in questo sottogruppo il rischio di metastasi a distanza sincrone e occulte è una quasi certezza. L’editoriale conclude (ma non mancano le riserve) valorizzando l’esame del LS che ha reso meno eterogenea la prognosi e più mirato il trattamento in quanto esso aiuterebbe a selezionare i malati nei quali conviene associare una terapia adiuvante, ossia una cura (con interferone) effettuata dopo l’escissione chirurgica e la linfadenectomia.