Deformato dalla mia professione mi viene da inquadrare inevitabilmente in ottica sociosanitaria la scioccante e scandalosa notizia riportata opportunamente dal suo e da altri giornali circa le pensioni d’oro dei nostri Consiglieri (anticipi + family funds). In un momento di spending review (solo millantata?) i tagli ricadono purtroppo anche sulla sanità provinciale in modo impietoso e grossolano. Per mancanza di soldi le casse in ospedale sono ridotte all’osso e, conseguentemente, i pazienti fanno la coda per pagare le prestazioni previste. Per mancanza di soldi gli organici di medici, paramedici e tecnici in molti reparti e servizi sono insufficienti ad una good clinica practice. Per mancanza di soldi si registrano inaccettabili attese di mesi per ottenere una prestazione medica (visita specialistica, esame strumentale etc), attese che spesso peggiorano progressivamente, nonostante le cosiddette corsie preferenziali, ormai anch’esse sature. Non mancano promesse di correzione da parte di politici in genere e di responsabili specifici del settore sanitario quando intervistati ad hoc, ma questa “attenzione” teorica non si traduce mai in atti concreti, le questioni cronicizzano e il ritornello è sempre quello: mancanza di soldi. Ma allora, mi chiedo, come si può chiedere ai cittadini/pazienti e anche ai medici di concorrere alla riduzione della spesa riducendo esami inappropriati e farmaci non necessari, optando per medicinali generici invece che prescrivere quelli di marca, limitando il ricorso al pronto soccorso solo a casi importanti e via dicendo, quando si legge di liquidazioni multimilionarie in euro (miliardarie in lire!) assolutamente ingiustificate. Cifre sproporzionate comunque ai benefici che la comunità ha ricavato in concreto dalla loro precedente gestione politica. Non basta dichiarare di volervi porre rimedio in futuro, la soluzione deve essere immediata e retroattiva se non si vuole azzerare la già esigua fiducia dei cittadini che non distinguono più la “Politica”, che è cosa nobile e necessaria, dai troppi “politici” (non tutti per fortuna!) che, sono meno nobili e meno necessari (anzi!). Il fatto che nel resto d’Italia succedano cose simili conferma che le indecenze ci sono anche altrove e non solo da noi, ma questo non cancella gli scandali nostrani. La proposta da lei suggerita, Direttore, che per atto di coscienza e responsabilità i consiglieri rifiutino quanto previsto da norme da essi stessi volute, mi sembra molto condivisibile, ma- mi perdoni- la vedo solo come uno spunto per un capitolo postumo del “Cuore” di De Amicis. Chissà che qualche new entry sia in provincia che altrove smuova qualcosa, ma le tante facce solite e il serpeggiante vecchio andazzo sono freni scoraggianti che non promettono nulla di buono. Mi associo tuttavia, Direttore, alla sua speranza, in sintonia con la riflessione gramsciana “ottimismo della volontà e pessimismo dell’intelligenza” con la quale, forse, l’autore voleva dire cose diverse.