HIV è la sigla inglese che sta per virus dell’immunodeficienza umana responsabile dell’AIDS (altro acronimo inglese per sindrome da immunodeficienza acquisita). Considerata “la peste del ventesimo secolo”, l’AIDS ha visto migliorare progressivamente di molto la sua prognosi grazie in primis ad un migliore controllo farmacologico. Bisogna per altro insistere – come raccomandano gli esperti – nello spiegare che non è che il virus sia diventato meno “cattivo” ma è che le cure hanno modificato le conseguenze sul malato infetto. La infezione da HIV cronicizza infatti (ma non si estingue) perché viene bloccata la replicazione del virus che è pronto tuttavia a ri-moltiplicarsi appena il trattamento viene interrotto. La risposta immunitaria deficitaria indotta dall’HIV è dovuta al fatto che il virus soverchia le difese antivirali costituite in particolare da alcuni linfociti (detti T CD4), la maggioranza dei quali ha vita breve, in analogia con gli altri globuli bianchi del sangue. Non così avverrebbe per i linfociti T simili alle cellule staminali (chiamati “T memory stem cells”- TMSC), i quali pure sono infettabili dall’HIV ma che, diversamente dai normali linfociti T, vivono decenni. Si costituisce così un “reservoir” persistente di HIV, ipotizzato e a lungo cercato. I linfociti simil-staminali sarebbero in grado di generare di continuo nuove cellule HIV-infette, alimentando il permanere del virus nell’organismo e determinando così la cronicizzazione della virosi. Tale importante scoperta, che va però verificata, è frutto di ricerche realizzate principalmente dai prestigiosi Massachusetts General Hospital e Massachusetts Institute of Technology (il “mitico” MIT) e pubblicate in gennaio 2014 su Nature Medicine con un articolo dal titolo esplicito: ”Persistenza dell’HIV-1 in linfociti T CD4 con caratteristiche di cellule staminali”. Testando campioni di sangue di pazienti infettati da poco e confrontandoli con campioni prelevati dopo 6-10 anni di HIV-infezione, i ricercatori hanno dimostrato che le TMSC non cambiano la loro tipologia, in ciò confermando che l’HIV persiste nell’organismo senza andare incontro a significativi cambiamenti. Anche la quota di DNA nei linfociti simil-staminali rimane costante nel tempo. Se avallata ulteriormente, questa scoperta avrà sicuro impatto nella pratica medica in quanto la lotta contro l’AIDS potrà essere finalizzata ad eliminare le TMSC, in analogia con quanto si sta tentando di fare contro le staminali cancerose responsabili della recidiva tumorale. Secondo i ricercatori, l’eliminazione delle TMSC potrebbe consentire la totale eradicazione del virus con sconfitta definitiva della infezione da HIV anche senza usare farmaci antivirali e senza vaccino (al momento comunque non realizzato a causa della mutevolezza dell’HIV).