Un’analisi solitamente attendibile degli studi (trial) terapeutici, la Cochrane Review (CR), ha concluso nel 2013 che le statine anticolesterolo riducono sia la mortalità complessiva che gli eventi cardiovascolari anche in pazienti over 50 a rischio “basso” (così stimato grazie a parametri standard). Tali conclusioni (diversamente da quelle formulate un anno prima) sono derivate da una meta-analisi siglata CTT di dati individuali estratti da 27 studi con statine pubblicati fino al 2009. Proprio sulla CCT, tuttavia, si concentrano molte riserve del British Medical Journal (BMJ, ottobre 2013). Si osserva anzitutto: 1. che tutti gli studi esaminati sono sponsorizzati dalle ditte produttrici di statine; 2. che vengono sottostimati gli effetti collaterali e 3. che sono sottaciuti significativi errori metodologici. Ad esempio, i soggetti studiati sono poco rappresentativi della popolazione generale, in quanto erano esclusi quelli con co-morbidità (il 30%!) o risultati già “a priori” intolleranti alle statine. E nemmeno sono stati conteggiati i partecipanti usciti spontaneamente dallo studio (in gergo medico i “drop-outs”), ciò che inficia non poco la valutazione. Criticabile pure l’insufficiente segnalazione nella CCT di effetti avversi delle statine. Al contrario, secondo il BMJ nel 18-20% dei soggetti studiati nei trial indipendenti si possono registrare sofferenza muscolare ed epatica, diabete, cataratta, stanchezza, disfunzione sessuale: pericoli accettabili in pazienti ad alto rischio di infarto e ictus, ma non in quelli asintomatici a rischio cardiovascolare basso. Gli autori dell’articolo in NEJM insistono pertanto che il computo degli effetti collaterali provocati dalle statine “non può essere lasciato soltanto alle aziende produttrici”. Essi sottolineano pure che la prevenzione di 1 evento vascolare esigerebbe di trattare con statine 140 persone a basso rischio, e solo se questi osservano la cura con diligenza per 5 anni. Estendere la profilassi a milioni di soggetti di questo tipo al costo di 1 dollaro al giorno per persona, determinerebbe un’abnorme spesa complessiva non compensata da benefici concreti. Purtroppo, il battage commerciale pro-efficacia delle statine (assolutamente preziose e benemerite, ma solo quando occorre!) e sui rischi del colesterolo oscura di fatto, e non poco, l’importanza di correggere fattori come dieta, sovrappeso, fumo e sedentarietà, i maggiori responsabili dell’80% dei danni cardiovascolari. Pertanto, alla domanda “Statine a tutti gli over 50?” la Dr.ssa Fiona Godlee, Editor del BMJ, risponde con un secco “No”. Insomma, qualche marketing farmaceutico può trovare allettante curare anche i sani, ma i medici informati hanno il compito di impedire che soggetti non a rischio siano vittime di persuasioni mediatiche alquanto sospette.