Delle 2  vitamine D (Vit D) attive, la  D2 (ergocalciferolo) deriva dall’effetto del sole sull’ “ergosterolo” presente nelle piante, mentre la D3 (colecalciferolo) si forma per azione della luce solare sul deidrocolesterolo situato nella cute o assunto con gli alimenti (pesci, fegato, uova). La vit D, influenzando l’assorbimento del calcio, previene com’è noto il rachitismo, ma da studi nell’ultimo decennio risulterebbe che essa abbia altri effetti benefici (ridotto rischio vascolare e tumorale, effetto anti-osteoporosi e antimicrobico, potenziata risposta immunitaria e altro ancora). Da qui aumento (spesso inappropriato) di richieste di dosaggi ematici di Vit D e di ricette per integratori che la contengono. Due grosse ricerche per approfondire il tema sono state pubblicate in aprile 2014. La prima, basata sull’analisi sistematica di un centinaio di studi pubblicati, mirava a riconsiderare il rapporto tra livelli ematici di Vit D e rischio di morte per cardiovasculopatie e cancro, o per tutte le cause. Da tale disamina si confermerebbe la relazione inversa tra la concentrazione ematica di Vit D e il tasso complessivo di decessi, specie nei soggetti più anziani. Ciononostante, gli stessi ricercatori avvertono che prima di prescrivere indiscriminatamente integratori vitaminici (contenenti solitamente la Vit D3), ciò che di fatto avviene, bisogna definire meglio il dosaggio individuale e la durata ottimale del trattamento, come pure verificare l’impatto clinico che potrebbe essere diverso per la Vit D2 e la Vit D3. La seconda ricerca, anch’essa molto ampia, non ha riguardato le conseguenze del deficit vitaminico, ma si è proposta di verificare gli eventuali difetti metodologici sistematici (“bias”, in gergo medico) presenti negli studi che si sono occupati del rapporto tra Vit D circolante e rischi di malattia e mortalità. Secondo questa seconda verifica, nonostante i rapporti tra la bassa concentrazione di Vit D circolante e le conseguenze cliniche suddette restino ipotizzabili, è ancora impossibile arrivare ad una conclusione certa e definita. La prudenza nasce dal  fatto che i dati ricavati dagli studi osservazionali non sono stati replicati adeguatamente in studi prospettici rigorosi, che infatti mancano specie per quanto attiene alla patologia tumorale e immunitaria. Si rileva inoltre che gli studi più datati indicanti una migliore densità ossea dopo supplementi di Vit D contenenti calcio, non sono stati verificati con la sola Vit D. Un eccesso di vitamina D, tra l’altro, non è esente da rischi (ipercalcemia cronica, con conseguenze che vanno da sintomi banali come stanchezza e dispepsia a complicazioni minacciose) e va quindi prescritta in dose individualizzata e solo in soggetti che ne abbiano bisogno. Buona Pasqua retroattiva, senza Vit D, a chi ci legge.