Il morbo di Crohn (MC) è una delle 2 malattie infiammatorie croniche intestinali per la quale non è possibile una guarigione definitiva. Il MC è caratterizzato da un decorso ricorrente e da possibili eventi complicativi (stenosi e fistole) che impongono non di rado un intervento chirurgico: infatti, a 15 anni dalla diagnosi di MC dell’ileo-cieco risulta operato il 30% dei pazienti. Purtroppo, dopo una prima operazione, la recidiva clinica e/o endoscopica fa crescere il rischio di nuovi interventi. Le recidive endoscopiche a livello della neo-anastomosi ileale sono ritenute il principale fattore predittivo della ricomparsa dei sintomi. In effetti, il 90% dei pazienti che a un anno da un primo intervento di resezione non presentano lesioni endoscopiche hanno una probabilità di restare asintomatici nei successivi 8 anni. Al contrario quasi il 100% dei pazienti che a un anno dall’intervento hanno lesioni severe (noduli, ulcere, stenosi ileali) recidivano già entro 5 anni. La riduzione dei fattori di rischio di recidiva è dunque un obiettivo primario ma problematico, che si avvale pure della abolizione del fumo che è dannoso per il MC (nella colite ulcerosa il fumo sembra paradossalmente protettivo) e dei contraccettivi orali. Non tratterò in rubrica del ruolo preventivo di farmaci classici di stretta pertinenza specialistica (derivati, steroidei, azatioprina, budesonide, anticorpi monoclonali anti-TNF) la cui non eccelsa efficacia può essere diversa sulla recidiva sintomatica e su quella endoscopia. Mi soffermerò invece sul ruolo preventivo degli antibiotici (valorizzati specie da chi crede nell’origine infettiva del MC) e dei probiotici (nei quali confida chi crede al ruolo patogenetico della microflora intestinale). Sarebbe splendido se si potesse controllare in questo modo un evento cruciale come recidiva e conseguente il rischio di re-interevento. Nel primo di 2 unici studi controllati in 60 pazienti con pregressa resezione ileale si è confrontato il metronidazolo versus placebo. Dopo 3 mesi di terapia e nei 3 anni successivi di follow-up nessuna differenza significativa è però emersa tra i 2 trattamenti. Nel secondo studio, il confronto protratto per 1 anno era tra ornidazolo e placebo: a 12 mesi la recidiva clinica risultava del 7,9% e, rispettivamente, del 37,5%. In questo studio, tuttavia, i pazienti in cura con il farmaco avevano effetti collaterali 3 volte più frequenti e tali da comportare l’uscita dallo studio. Circa i probiotici (alias, fermenti lattici), 5 studi controllati con preparati di varia composizione hanno dimostrato, con buona pace di qualche marketing troppo disinvolto, che in media non c’è chiara superiorità di questi fermenti rispetto al placebo nel prevenire la recidiva sia clinica che endoscopica. Spero che la risposta soddisfi il cortese lettore Antony S.