Le sigarette elettroniche (SE) sono dispositivi nei quali una batteria vaporizza un liquido contenuto in una boccettina che può contenere nicotina o anche no. Ridotto all’osso il dilemma, che ha risvolti commerciali oltre che sanitari, è il seguente: 1) plauso a produttori e venditori di SE se queste riducono significativamente il consumo di sigarette normali in assenza di effetti collaterali. 2) limitazione a produttori/venditori se le SE riducono le sigarette normali in modo insignificante, lasciando invariate le gravi conseguenze cliniche. Di fatto, la possibile pericolosità del liquido che vaporizza nei flaconcini è ancora sub judice. La rivista Salvagente, ricordata pure in una inchiesta de “Le Iene”, aveva infatti rilevato in 6 di una 50ina di campioni la presenza di componenti tossici (piombo, cadmio e arsenico), riconoscendo però a posteriori che questi 6 erano gli unici sprovvisti di certificazione e di composizione. Ricercatori della Columbia University si sono occupati del problema in un numero 2014 di New England Journal of Medicine (NEJM), riportando che pure in USA (7 MLD di dollari per SE nel solo 2013!) alcune incertezze persistono con ricadute variabili sulla normativa. Boston, ad es., ha proibito le SE solo sul posto di lavoro, mentre Los Angeles ne ha proibito l’uso anche nei parchi e sulle spiagge. Da noi l’Associazione Italiana del Farmaco (AIFA) e scienziati tra cui Garattini insistono sulla mancanza a tutt’oggi di prove convincenti di efficacia e sicurezza. Al pari dei ricercatori americani, essi ritengono inoltre che le SE sono comunque “diseducative”, in quanto vanno a vanificare gli sforzi istituzionali in atto da anni per combattere il fumo. In effetti le SE non influenzano la gestualità “della sigaretta in bocca”, elemento accattivante specie per gli adolescenti, grazie anche film aventi come star accaniti fumatori, tipo H. Bogart o R. Mitchum. Al contrario, per i difensori delle SE, il conservare tale gestualità è visto come una ri-normalizzazione del fumo (“smoking re-normalization”), un aspetto da non criticare, perché chi consuma SE può finalmente fumare senza sentirsi in colpa verso chi gli è vicino. Nel settembre 2013, negli USA si è raccomandato precauzionalmente a scuole, collegi e università di vietare ai loro studenti di fumare sia SE che sigarette normali. In aprile 2014 Bloomberg, Sindaco di New York, ha vietato di “svapare” in bar, ristoranti, parchi, spiagge come pure di vendere SE ai minori di 21 anni. Divieto condiviso dal NEJM che auspica per altro una normativa chiara e generalizzata. Alla luce di quanto è avvenuto per gli alcolici non mancano tuttavia dei dubbi circa l’efficacia del proibizionismo. Meglio in effetti convincere che proibire, e meglio ancora la voglia di smettere che non costa nulla. Anzi.