In febbraio 2014 il New York Times iniziava letteralmente così un suo articolo: ”Intorno a mezzogiorno di un recente venerdì, il Donatore N°5, soggetto sano di 31 anni, attraversava un ventoso campus del Massachussetts Institute of Technology  per raggiungere una stanza del 3° piano, dove avrebbe donato le sue feci”… “Due ore più tardi, un tecnico le trattava fino ad ottenere un amalgama color cioccolata al latte”. Il “dono” veniva poi messo nel freezer, in attesa di esser spedito a vari ospedali. Resoconto disgustoso di un giornalista fuori di testa? No, solo il puntuale riferimento ad una terapia innovativa ideata dal medico australiano Th. J. Borody, chiamata “batterioterapia fecale” o “trapianto di feci”. Tale terapia sembra preziosa specie (ma non solo) per quel 3-5% di malati di colite pseudo-membranosa (CPM) nei quali i farmaci abituali (in primis Metronidaziolo, Vancomicina), sono inefficaci, le recidive più frequenti e il decorso molto aggressivo, con rischio di perforazione, ileo paralitico, megacolon tossico e shock settico, complicazioni per le quali può rendersi necessaria una colectomia d’urgenza. La CPM è quasi sempre associata all’uso (e spesso abuso!) pregresso di antibiotici a largo spettro favorenti lo sviluppo intestinale del Clostridium difficile, produttore di due tossine A e B molto nocive. Tale batterio è presente in minima percentuale anche nel colon normale, dove però è inoffensivo in quanto soverchiato dai “batteri buoni”. Niente di nuovo fin qui: in una rubrica di 1 anno fa (19/3/2013) già si era ricordato che l’infusione tramite sondino nasogastrico o clistere di feci di soggetti sani risultava efficace nei malati di CPM refrattari alla terapia convenzionale. Il nuovo è che in base a tali riscontri un giovane medico, il  Dr. Mark Smith e alcuni colleghi  hanno pensato di creare la OpenBiome una specie di “Banca di feci umane”. In sostanza si tratta di un’organizzazione nonprofit  finalizzata a favorire il trapianto di feci di donatore sano con flora intestinale normale nel colon di pazienti con grave CPM. Obiettivo pragmatico è quello di garantire una pronta disponibilità a chi avesse bisogno di probiotici fecali, ipotizzando di ridurre così i decessi per CPM (negli USA 14 mila ogni anno). Grazie alla capacità di ri-normalizzare  la flora batterica del colon, il “trapianto fecale” avrebbe un’efficacia doppia rispetto a quella di ogni altra terapia anti-Clostridium. 135 preparazioni congelate di “Fecal Microbiota Preparation” sono già state fornite a 13 ospedali che ne hanno avanzato richiesta. Fatta la Banca – rimarca il NYT- manca però una rapida regolamentazione necessaria ad evitare un mercato nero (sic!) di probiotici fecali umani non controllati a dovere. Dato curioso: i soggetti non appendicetomizzati  ammalano meno di CPM.