I candidati alla colonscopia guardano con interesse alla possibilità di sostituire tale esame con la video capsula (VC). Questa è una minitelecamera che trasmette “ciò che vede” durante il transito nel colon. Costamagna, esperto del Gemelli, precisa intanto che la VC per il colon (VCC) è diversa da quella per l’intestino tenue e consente una visione più “grandangolare”. I vantaggi della VCC rispetto alla colonscopia non mancano: l’esame non è né invasivo né doloroso, non occorre una sedazione per cui il paziente può ritornare subito dopo l’esame alle sue occupazioni. Una volta deglutita, la VCC attua la registrazione per pochi minuti per poi spegnersi, con evidente risparmio di energia, e riattivarsi di nuovo dopo un paio d’ore quando, raggiunto il colon, trasmetterà le immagini della mucosa che saranno registrate da un PC esterno e poi analizzate. Le facilities di cui sopra renderebbero chiaramente un soggetto più disponibile allo screening per la prevenzione del cancro colo-rettale (CCR) raccomandato dall’OMS agli over 50. La sensibilità (=capacità di rilevare polipi se ci sono) e la specificità (=esame negativo in soggetti senza polipi) della VCC sono state valutate in uno dei primi studi multicentrici (2008) su più di 300 soggetti. Per polipi maggiori di 1 cm (o per tre polipi a prescindere dalla dimensione) sensibilità e specificità della VCC sono risultate rispettivamente del 66% e del 82%, percentuali a parere di chi scrive non entusiasmanti. Inoltre, perché la VCC dia immagini certe, la toilette intestinale deve essere più accurata ancora di quella richiesta per una buona colonscopia. Infatti, ricorrendo alla VCC, non si possono attuare lavaggi estemporanei durante l’esame. Gli abbondanti liquidi assunti prima dell’esame mirano a mantenere l’intestino pulito per circa 10 ore, fino all’espulsione della VCC, che verrà eventualmente facilitata dalla concomitante somministrazione di farmaci procinetici. Almeno nello studio citato, la pulizia del colon è risultata per altro non adeguata nel 30% dei soggetti. In conclusione, la VCC rappresenta un indubbio progresso tecnico, ma il rischio di non ottenere sempre una buona pulizia, i non pochi falsi negativi e la impossibilità di biopsiare o di rimuovere eventuali polipi o mini-cancri, ne limita l’impiego ai fini della prevenzione del CCR. Meglio dunque aderire allo screening classico gestito gratuitamente dai servizi di endoscopia e di anatomia patologica. Recente la conferma (vedi AA di giorni fa) che grazie allo screening nella nostra Provincia, in 600 pazienti a rischio medio si è potuto interrompere l’evoluzione del polipo in cancro o rimuovere precocemente un iniziale CCR. Al di là dello screening, la VCC può invece risultare un’utile alternativa in pazienti singoli che rifiutano la colonscopia.