Il cancro prostatico (CP) colpisce ogni anno circa 30 mila soggetti, ed è previsto un ulteriore incremento nei prossimi anni. L’alta prevalenza del tumore è dovuta oltre che all’aumento della vita media anche ai progressi nella diagnostica. Test arcinoto è il PSA (in trealtà antigene specifico per la prostata, non per il cancro), cui si sono aggiunti test più sofisticati noti agli esperti, quali il precursore proPSA o P2PSA (grazie al quale si stabilisce un utile “Indice di salute prostatica”, e poi il PCA3 urinario, non adatto allo screening ma utile in caso di un sospetto, specie negli over 50, associato a biopsie negative. Di questo e altro si è trattato a giugno al 21° Congresso Nazionale dell’Associazione degli Urologi Italiani. La notizia (in realtà non nuovissima) che però ha fatto più scalpore è stato l’apporto dell’olfatto dei cani nel diagnosticare il CP. Lo studio è frutto di collaborazione tra l’Istituto Humanitas di Rozzano (responsabile il Dr. G. Taverna) e il centro Militare Veterinario di Grosseto, patrocinato dallo Stato Maggiore della Difesa. L’indagine è stata condotta in 902 soggetti, metà sani e metà sicuramente affetti da CP. I due cani utilizzati (graziosi i nomi: Zoe e Liu) erano pastori tedeschi altamente addestrati nel centro veterinario militare. L’impiego di questi animali non è stato casuale ma motivato dal fatto che i cani hanno un numero di cellule olfattive molto maggiore di quello dell’uomo, valutato in 5 milioni: 125 milioni in un Bassotto, 150 milioni in un Fox Terrier, 200 milioni in un Pastore tedesco. Calcolando l’area olfattiva che ospita queste cellule specializzate in termini di cm quadrati, la diversa potenzialità del cane rispetto all’uomo è ancora più evidente: 150 cm quadrati di un pastore tedesco contro solo 4 cm quadrati nell’uomo. Forti (inconsapevolmente!) di questa dote naturale i due Pastori tedeschi hanno annusato pochi millilitri di urina di ciascun soggetto sia malato di CP che sano e i risultati ottenuti sono andati ben oltre alle aspettative, rivelandosi l’olfatto canino persino più preciso degli abituali test di laboratorio. Infatti, la sensibilità della diagnosi “canina” di tumore (cioè la capacità di riconoscimento corretto di soggetti effettivamente malati di CP) è stata del 98%, ed anche la specificità (cioè il non-riconoscimento di tumore nei soggetti sani senza CP) è risultata molto elevata, del 96%. Questi dati hanno sollevato notevole interesse scientifico anche oltremanica, nel meeting annuale degli urologi americani tenutosi mesi prima. L’interesse è destinato ad aumentare ancora se il completamento dello studio confermerà ulteriormente i dati già ottenuti. Tuttavia, e non solo per chi scrive, rimane il dubbio che il naso dei cani possa essere minimamente utilizzato nella pratica medica.